Testimonials

Collection of testimonials and endorsements from friends, colleagues, artists and art buyers from around the world.

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  • Da bambino guardavo i cartoni animati giapponesi con i robot giganti e poi uscivo a giocare con mio fratello, e immaginavamo che quelle storie provenienti dall’Estremo Oriente si svolgessero sotto casa nostra. Un parco con una fontana diventava la pista di decollo di Trider G7, e la piscina di un residence quella di Mazinga… Si possono comprendere il mio stupore e la mia meraviglia nel vedere che la collezione di dipinti “Mecha” di Andrea Gatti ha reso questo sogno dell’infanzia una realtà. Andrea è estremamente leale nei confronti dei soggetti originali, eppure non rinuncia a infondere nelle pennellate una sua personalità, che conferisce alle illustrazioni una drammaticità e un dinamismo ancora maggiori dei cartoni animati. Una sorpresa altrettanto grande e gradita è stata scoprire che Andrea Gatti è un artista aperto e disponibile, che cerca attivamente il dialogo con i suoi ammiratori.

    Alessio Sgarlato
    Giornalista freelance, assiduo collaboratore di Delta Editrice.

  • Mi sono trovata molto bene a lavorare con Andrea: abbiamo collaborato attivamente alla realizzazione della copertina del mio libro Il Vampiro della Bassa, mi ha chiesto cosa volessi e in quale modo ed è stato bravissimo e puntuale nel realizzare quella che era la mia idea. Il lavoro è stato gestito via skype: abbiamo discusso idee, colori, tematiche insieme, è stata una buona sinergia di intenti e azioni. Il risultato, dal mio punto di vista, è eccezionale!

    Chiara Negrini
    Scrittrice

  • Conosco Andrea dai tempi dell’università, ma ci siamo persi di vista per vari anni per forza di cose. Quando dopo tantissimo tempo mi sono imbattuto nel suo progetto Sunk World sono rimasto sorpreso da quanto la sua visionarietà si fosse scatenata. Per non parlare dell’idea geniale di mostrare un eventuale futuro del mondo, al tempo stesso tragico ma catartico. Mi ha lasciato il segno. Infine le sue spassose caricature… Non vedo l’ora che qualcuno mi domandi se conosco un bravo caricaturista, per poter felicemente presentare il sito di Master Gatto. In verità c’è qualcosa che il nostro non sappia fare? Poliedrico, flessibile e malleabile. Proprio come i gatti!

    Alejandro Dini
    Illustratore

  • Se state leggendo il mio commento probabilmente avrete già visto l’immensa opera di Andrea e vi sarete fatti un’idea della sua abilità. La sua grande tecnica si manifesta in ogni suo lavoro e utilizzando qualsiasi linguaggio artistico. Nei suoi ritratti passa dalla riproduzione fedele alla caricatura e poi ancora alla satira politica. I lavori che più mi attraggono sono quelli legati a Torino, città dove sono nato e in cui vivo. Gli eroi di acciaio che da Daltanious a Goldrake girano per le strade di Torino sono un’idea originale e realizzata benissimo. Ancora più originale è l’idea di rivisitare Torino come una città sommersa, dove i monumenti e i palazzi ci vengono proposti come relitti e vestigia antiche, ambientate in un futuro che spero non sia prossimo. (piccolo consiglio ai miei concittadini, acquistate alloggi ai piani alti, molto alti, non si sa mai)
    In conclusione Andrea è sicuramente un grande artista.

    Marco Pece
    Artista Lego

  • I lavori di Andrea Gatti, sia quando riguardano le caricature sia quando sono disegni di genere illustrativo e paesaggistico, rivelano una profonda professionalità e originalità. Velati di una vena surreale, chi li osserva non può fare a meno di restare affascinato dai colori e dalle composizioni.

    Massimo Soumaré
    Scrittore e traduttore

  • I lavori di Andrea Gatti sulla “Torino Sommersa” e sui “Mecha Giapponesi” in città, sono singolari ed immanenti.
    La sottile tecnica pittorica tesa alla riproduzione certosina della realtà, si fonde con una visione ‘oltre’ del quadro e della singola situazione, cos? possiamo ammirare una Mole Antonelliana sommersa dall’acqua in una Torino silente, con creature marine diventate padrone del liquido sarcofago circostante che, placide ed incuranti, nuotano leggere ed informi.
    I Mecha, cioè le figure dei robot giapponesi (Mazinga, Goldrake, Jeeg) creati in massima parte dall’autore Go Nagai si fondono indissolubilmente in luoghi di Torino che a prima vista dovrebbero risultare completamente estranei a loro ed invece, per un gioco di luci, o affinità elettive di qual sorta, sembra ci siano sempre stati e solo noi, visionanti distratti soprattutto torinesi ma non solo, non li abbiamo mai notati.
    Una sorta di “Animeucronia” che deriva dall’unione di anime (cartone animato giapponese) e Ucronia (nessun luogo o più correttamente Altro Luogo), che scorre indomita e potente nella tecnica pittorica dei lavori di Andrea.
    E noi gli siamo grati di tutto questo.

    Davide Tarò
    Giornalista, esperto di animazione giapponese, saggista ed autore del romanzo sull’ “Animeucronia” EMINA OrfaniRoboT

  • La Mole Antonelliana con le balene è davvero stupenda, non vedo l’ora di averla in salotto! La trovo la sintesi della mia persona e credo che tu abbia davvero un dono: le tue visioni lasciano davvero senza fiato. Ancora complimenti.

    Roberto Rovei
    Estimatore

  • Andrea is an extraordinary talent. He makes magic when he picks up his paintbrush (or is it a mouse?) From concept to creation, Andrea is tops.

    David Felder
    Videomaker and writer

  • Sei proprio un grande della caricatura!

    Sarah Bowyer
    Pittrice

  • Andrea Gatti makes complex issues look really simple. A real joy to be around.

    Enrico Scarsi
    Photographer

  • Nella mia umile opinione, uno dei maggiori talenti italiani nell’arte del painting digitale, tecnica, testa e cuore!!

    Daniele Angelozzi
    Zbrush instructor

  • Gran disegnatore, anche satirico. Formidabile, vivo, netto, intelligente.

    Andrea Baldocchi
    Critico d’arte contemporanea

  • A quelle labbra bastano parole
    Nuove od antiche, ma non quelle d’oggi
    D
    eserte d’emozioni, senza appoggi
    R
    itagliati fra sassi stesi a un sole
    E
    sangue, intorpidito, luce spenta.
    A
    quelle labbra un silenzioso Artista,
    Gigante che ci insegue e ci sgomenta,
    Allude quando legge la sua lista
    T
    enebrosa di immagini abbaglianti,
    T
    ornita con scalpelli fiammeggianti,
    I
    ntrisa di liquori inebrianti.

    Carlo Squillante
    Scrittore e umorista

  • Non ci sono regole, non ci sono limiti per un’espressione artistica così singolare e poetica! La prima volta che vidi un suo timelapse rimasi rapito, ha letteralmente aperto uno squarcio nella mia mente influenzando anche il mio modo di lavorare in digitale!

    Simone Corso
    Character artist

  • E proprio vero: i social network servono. Eccome. Se non fosse stato per Facebook non avrei mai potuto conoscere un grande artista come Andrea Gatti, che mi ha letteralmente stregato con la sua dimestichezza nei media digitali e la sua fantasia nel ricreare scenari evocativi. Il tutto condito con una tecnica superba.

    Claudio Cerri
    Illustrator, designer, digital painter and colorist

  • I took time to watch your artwork and let me tell you is really great, you have mind, talent, and skills… you are truly an artist, and I really mean it.

    J Leal
    Caricaturist and painter

  • You produce very nice portrait and figurative work. Your environment art is superb!

    Victor Gatmaitan
    Illustrator and caricaturist

  • Me la cavo decisamente meglio con la matita che con la penna, per? una cosa te la voglio dire: davanti ai tuoi lavori provo lo stupore che si prova quando incontri un talento, dall’idea alla realizzazione, con un risultato che cattura l’attenzione e ti trascina fuori dalla quotidianità. Bravo Andrea!
    Siine orgoglione!

    Achille Superbi
    Illustrator and caricaturist

  • I tuoi lavori “sommersi” mi piacciono moltissimo, ci vedo qualcosa che va al di la della mera abilità e virtuosismo grafico, mi mostrano un mondo affascinante, quanto basta per desiderarne ancora, davvero bravo.

    Daniele Montella
    Illustrator and concept artist

  • Hola Andrea, encuentro tu trabajode una ?ptica y técnica extraordinaria.
    El enfoque de monumentos sumergidosagrega un valornuevo y fresco, sobre todo para los que amamos el agua.
    Tu trabajo personal esde undetalle cristalino, admiro tu capacidad de creaci?nde espacios m?gicos, mezclado con un sutil humor.
    En tus retratos puedo ver la gran versatilidad y habilidad que posees para plasmartu visi?n de la realidad.
    Gracias por compartir, cari?osamente

    Carolina Prato-Casanova
    Fotografa

  • I really like how fleshed out the under water concept is. The fact that you’ve taken the time to explore it makes all the pieces better sincethey feel like part of a bigger world and idea.

    Horia Dociu
    Concept Artist

  • Yo Andrè! Te l’ho sempre detto: i tuoi lavori scassano! Sono verie propri dipinti digitali c’è poco da dire! Macchie cromatiche e colori ossidati si fondondo bene attraverso colature e dripping da paura!

    Massimiliano Petrone
    Painter

  • Andrea, complimenti, devo dire che spacchi! Bella padronanza delle luci e ombre, ottima scelta di tonalità e colori…che dire…sei davvero in gamba!

    Lucio Parrillo
    Fumettista ed illustratore

  • I really enjoyed looking at your site. Many very pretty paintings from you! I love the underwater ones the best, you really captured it very well!

    Eli Hanselman
    Artist

  • I love water and I can see a lot of messages in Gatti’s paintings… The objects of your works speak a lot!

    Tiarma Sirait
    Artist

  • You have amazing artworks, really cool pieces. Love the landscapes and details you did on them. Congratulations.

    Nico Di Mattia
    Illustrator and caricaturist

  • I’m honored you like my work, thank you so much! I checked out your site and saw your work. I think your portrait work is coming along nicely. I was really impressed with your sunken artwork, those are really, really nice!

    Jason Seiler
    Illustrator and painter

  • Il lavoro di Andrea Gatti è esemplare di come l’arte visiva possa avvalersi della grafica del computer e delle tecniche digitali con esiti di immagini non meno emozionanti di quelli possibili con le tecniche tradizionali. Sono trittici le opere di Gatti di più forte impatto: Come quelle di 2001!, il film di Stanley Kubrick, immagini di una civiltà post-romantica e post-moderna, la nostra, che ha viaggiato nel tempo nello spazio e nella scienza e che vede più vicini i pericoli di naufragio paventati dal sublime romantico. Monumenti come la Sacra di San Michele o il Castello di Stupinigi sono, in ciascun elemento del trittico, figurati nel disegno dell’antico architetto, cos? come appaiono oggi e come potrebbero essere domani sommersi dalla catastrofe di un nuovo diluvio o da invasioni da altri mondi. La “rottura del filo dei giorni” dechirichiana, lo smarrimento metafisico tra presente e futuro Gatti li ricrea avvalendosi delle tecnologie del presente, del reale che viviamo e quindiin modo forse ancora più inquietante.

    Sergio Turtulici
    Critico d’arte

  • You have a great site and a strong base in traditional art. It shows.I’m especially fond of the sunk world series. It has a great andconsistent sense of mood and rich color palette.

    Nick Oroc
    Concept artist

  • Mesmerized by “Sunk World”. Reminded of Miyazaki… And Ballard… And Bioshock… And Waterworld… The list, like ars, is long. Unlike vita. Andreahas created a believable fictional world that is both familiar andstrange. It is both apocalyptic and strangerly calming. Uncanny. Thedeafening silence of Neo-Atlantis. A liquid warning of the upcoming catastrophe. E il naufragar m’è dolce in questo mare.

    Matteo Bittanti
    Writer, lecturer in game studies and advanced visual studies,and curator

  • Congratulations on your work! I especially like the illustrations with the sunken ships. There’s something really powerful about the simple shapes as well as a lot of textural richness.

    Daniel Dociu
    Concept artist

  • You are a very talented artist aswell! I really like your work! Great stuff!

    Paul Sullivan
    Concept artist

  • Cool work, enjoy your approach and style. Its amazing how that everyone whom uses digital work around the world. So many different approaches and styles. It’s great.

    Jason Felix
    Concept artist

  • I am really imprressed by your works, you are very talented.

    Sandrine Senyphine Replat
    Traditional and digital artist

  • Andrea Gatti secondo me non lo sapeva quando mi ha proposto la proposta di scrivere qualcosa sul suo lavoro di “Torino Sommersa”. Nonsapeva che tra i miei più grandi terrori della vita c’è quello di morire affogato. Ecco, io credo che non lo sapesse perché se lo sapeva allora è un atto di terrorismo nei miei confronti.
    La prima cosa che ho fatto è stata di cercare casa mia. Per fortuna non c’è. Io abito al quarto piano. Per? mi sa che non mi salvo. La Mole è sotto. Quindi non mi salvo.
    La prossima volta, Gatti, tipo quando ti viene in mente tipo“Torino in Fiamme”, ecco, sappi che subito dopo il terrore da affogamento, c’è quello da bruciato vivo. Metto le mani avanti.
    Comunque, quando arriva l’acqua, io sarò molto ma molto in alto. Tipo sul cucuzzolo del monte.

    Andrea i tuoi lavori mi hanno colpito, nonchè inquietato, nonchè straniato. Belli veramente!

    Guido Catalano
    Poeta e scrittore

  • Le immagini di Andrea ci obbligano a tornare bambini di nuovo. E come se ogni singola immagine sia uno scorcio di quelle letture che da c’accompagnavano così dolcemente, prima d’addormentarci, alla reggia d’Orfeo. Ci riconducono a una vita sommersa e ovattata. Sono lì, pronte a far volare anche noi. Pronte a farci sentire principi, maghi o cavalieri. Almeno per una volta.

    Tiziano Fioriti
    Digital Matte Painter

  • Illustrazioni sature e piene, hanno un’atmosfera apocalittica, il diluvio universale, il mondo di oggi sommerso dall’acqua. Ma guardando le tavole di Andrea sembra tutto cos? tranquillo e silenzioso…
    Mi sembra quasi di sentire l’acqua che mi passa tra le dita. Sto nuotando dentro la galleria Subalpina… mi sembra di volare… Passo vicino al cervo della palazzina di Stupinigi, non avrei mai immaginato che potesse essere cos? grande… Emergo dagli abissi vicino alla Sacra di San Michele, nuoto in superficie passando sotto ai bastioni. E una pinna di squalo quella laggiù? Meglio salire sul tetto. L’acqua sbatte contro il portone di legno, entro da una finestra sopra all’altare. L’acqua è anche all’interno. Quanto è alto il grattacielo di piazza Castello, è totalmente sommerso, così come Palazzo Madama e la Mole Antonelliana. Invece Superga emerge e lo spettacolo che si gode dalla cupola è emozionante. Anche il Faro della Maddalena sembra che voglia continuare a brillare. Tutto intorno è pace e quiete. La natura ha riconquistato i suoi diritti.

    Laura Copelli
    Grafica ed illustratrice

  • I lavori di Andra Gatti sono film. Per essere precisi sono l’ultimo fotogramma di un film.
    Quell’attimoimmenso in cui trattieni il respiro, il cuore fa le capriole, i secondi diventano minuti e comincia a risuonarti nel cervello la parola “fine”.
    Fine del mondo.
    UnHappy end.
    Un finale a sorpresa.
    Un finale tragicissimo.
    Dipende da come la vedi.
    A me personalmente un mondo post-apocalittico pieno di pesci, coralli e testuggini non dispiace.
    Fine del film.
    Inutilefarsi domande, chiedersi come si è arrivati ad avere la Mole Antonelliana circondata di capodogli. Meglio viversi l’attimo, constatare che la Galleria Subalpina sommersa è affascinante e malinconica quanto la sua versione all’asciutto, arrendersi alla perfezione estetica dei postumi della catastrofe.
    Buona visione.

    Mara Aghem
    Illustratrice

  • Gatti… mhhhh la prima volta che l’ho incontrato mi ha colpito il suo fare cordiale e disponibile, tanta luminosità doveva per forza nascondere un lato oscuro…
    Non mi ci volle molto per scoprirlo, tutto inizi? con alcune sue illustrazioni del relitto del Titanic, seguite a ruota dalla Bismarck e da tutta una flotta sommersa di navigli più o meno conosciuti…roba da fare invidia a Cousteau (si scrive cos?)
    In quei disegni si vedeva lo spessore dell’acqua, le distanze che velavano di azzurro i dettagli sfocati dalle correnti e che lasciavano nitide le zone di flusso calmo, si vedeva la luce che lottava con la profondità arrivando ad accarezzare l’acciaio corroso, non si trattava semplicemente di scorciatoie fotografiche, c’era qualcosa di più… una conoscenza profonda dell’elemento acqua.
    Scoprii in seguito il segreto di tale realismo sommerso quando un giorno, in una delle mie rare uscite sportive, andando in piscina incontrai il nostro che ne usciva…
    Lui usciva di casa!… Suo padre era il custode dello stabile e loro abitavano l?!
    Che invidia e che paura al tempo stesso. Quanta vita condivisa con quell’enorme cubo d’acqua e col suo plic ploc che ti prendeva di notte, nel sonno e ti portava sotto raccontandoti le sue storie, bambino Andrea. Ecco, come sempre, la risposta è davanti ai nostri occhi.
    Iniziai a proporre ad Andrea i temi più disparati, accomunati dall’elemento che lui ben conosceva, fino ad arrivare agli scorci di Torino sommersa…
    Per uno come me che il senso della fine vuole sempre averlo bene a mente fù imbarazzante trattenere l’emozione che mi davano quei disegni senza tempo in cui si declamava la disfatta dell’opera umana, in cui si vedevano statue e palazzi, strade e piazze immerse in un liquido che più che acqua sembrava avere la funzione della formalina.
    Chissa se i tuoi disegni arrugginiscono…
    Chissa se i tuoi paesaggi sono cambiati da allora…
    Forse sei emerso, forse in quei rari momenti in cui il tuo animo troppo solare ha bisogno di vacanza ti immergi ancora nel blu, forse ami crogiolarti sul pelo dell’onda per poter osservare meglio quella linea che separa il mondo asciutto da quello bagnato e che ne devia i contorni rendendo sfuggenti entrambi.
    So che non sei riuscito a farne un lavoro, ma non mi rammarico per questo, la storia è piena di naviganti senza patentino che hanno aperto nuove vie.
    Continua a immergerti per me Andrea, con la stessa ironia e malinconia che ti accompagnano da sempre, come due creature che è difficile fare andare d’accordo ma che a quanto pare tu sai ben trattare.

    Massimiliano Frezzato
    Fumettista ed illustratore

  • Inquietudine. La prima sensazione, istintiva; l’acqua che avvolge, riempie i polmoni, soffoca e opprime… Annaspare. Dibattersi, l’urloche sale da dentro e mi spalanca la bocca, l’acqua che mi invade, mi trascinaverso il fondo, verso l’oscuro… e poi l’armonia. La pace, il silenzio, imovimenti lenti, sinuosi delle creature acquatiche, i monumenti cos? eterei trale acque in cui scorro come un fluido mi appaiono davvero immortali, fluttuando percorro le vie un tempo teatro d’umane vicende, la luce è lontana, soffusa,pervaso di quiete m’aggiro tra branchi di pesci per case, per piazze, ritrovi ben noti ora immobili nel tempo… risalgo in superficie verso le isole diSuperga e della Sacra, osservo atterrito le onde infrangersi sulla Mole, ringrazio d’aver vissuto il sogno bello e terribile di questa Torino sommersa con i colori vividi della tua fantasia.

    Gianluca Mollo
    Scrittore e poeta

  • Ricoprire d’acqua pensieri e costruzioni di un tempo relativo
    crollano mura di potere e parole d’arroganza
    quelle balene che non hai mai ascoltato, sono venute a salvarci
    tritoni e pesce siluro, tonni e delfini, dal profondo di un mare
    danzano le arti di oceani che noi tutti portiamo dentro.

    Luca Saini
    Fotografo

  • Forse sono annegato da piccolo. O forse ho visto andar giù un mio amico, quando ero piccolo, in una piscina, qui a Torino. Non me lo ricordo proprio. Ogni tanto mia mamma me ne parla (chiunque sia andato giù, comunque, è stato tirato fuori vivo), ma io, quell’episodio della mia infanzia, l’ho cancellato completamente. Vero è che sono smemoratissimo (a parte la debordante memoria visiva, il che spiega perché io preferisca occuparmi di fumetti et similia) e non ricordo un sacco di cose, purtroppo, ma è probabile che qualcosa mi abbia davvero traumatizzato, vista la mia idiosincrasia per l’acqua, che mi ha sempre reso impossibile gustarmi il mondo liquido, come invece pu? fare la gente normale. Figurarsi immaginare la città in cui vivo (bene), sommersa come fosse una sorta di neo-Atlantide! Inquietante. Angosciante. Insopportabile.
    Tuttavia, saperlipopette!, le immagini proposte dall’immaginazione dell’immaginifico Andrea mi hanno subito affascinato. Cos? reggo l’impatto dell’immaginario dell’artista, accantono un vago senso di disagio, e riesco persino a godermele. Belle. Sconvolgenti, ma belle. Se mi ci immergo (con la fantasia!), mi vedo appeso alla Sagra di San Michele, fuori dall’acqua (dove sarei ben più volentieri arrivato passando dalla via ferrata, si capisce), in attesa di soccorsi… Ehi! C’è nessuno in giro?!… Che razza di scherzo da fare a un montanaro come me, Gatti!

    Gianfranco Goria
    Docente di letteratura disegnata, fotografo, giornalista, sindacalista, sceneggiatore e traduttore di fumetti

  • E innegabile che il mondo “dipinto” da Andrea Gatti ricordi le rovine della leggendaria Atlantide, ma trovo che queste immersioni in un’assurda dimensione della “nostra” Torino, che sembrano cos? vere e possibili (ma razionalmente impossibili) abbiano anche qualcosa della magia del cinema, del falso che diventa vero, di quella condizione per cui la distanza tra lo spettatore e la scena è ridotta al minimo.
    Penso a Ewan McGregor che in Trainspotting si tuffa in un water alla ricerca della sua “dose” tra detriti sommersi sotto il velo brillante dell’acqua, o a Holly Hunter che in
    Lezioni di Piano sembra preferire, nel finale, scomparire negliabissi del mare con il suo pianoforte piuttosto che separarsene (per poi, più lucidamente, tornare a scegliere la vita).
    Il mondo scompare sott’acqua, ma è sempre l?, nascosto dalla luce, ad incuriosire la nostra fantasia e il nostro bisogno di mistero, come quei fondali a migliaia di metri di profondità che immaginiamo da secoli come delle vere e proprie città per creature sconosciute. Ed ecco quindi riemergere il fascino di Atlantide. Torino come Atlantide.
    Paradossalmente sommersa fino alla collina di Superga o alla Vittoria del Colle della Maddalena, uniche parziali superstiti di un’inondazione tra l’apocalittico e il romantico.
    Il cinema non è semplicemente evocativo. Il cinema descrive accuratamente la storia che racconta costruendo una realtà parallela e possibile, così come Andrea delinea i suoi mondi sommersi in maniera molto accurata, tanto da farli apparire, appunto, possibili. E lo fa con una tecnica altrettanto ingannatrice, che sembra pittura e non lo è, con il computer al servizio di una sensibilità da pittore, secondo un’affinità tra il significato di ciò che viene rappresentato e il modo in cui lo si rappresenta.
    Sono ammalianti queste architetture: alcune assumono l’aspetto di relitto titanico, altre sembrano invece conservare un barlume della bellezza di un’epoca d’oro, scolpite come in una roccia, conservate in un meraviglioso scrigno azzurro.

    Sabatino Cersosimo
    Artista e critico d’arte

  • Tempo fa, in sogno, ho avuto una sorta di illuminazione. Ho compreso, in un unico istante denso e sospeso, il senso profondo delle onde: avevano ritmo 3.
    Ovviamente, al risveglio, non ho piu’saputo che farne di un’ informazione cos? preziosa, non ho più capito chevolesse dire. Mi sono rimasti impressinella memoria, dal sogno, l’indecifrabile dato (il ritmo 3) e l’eco di quella sensazione di perfetta comprensione. Di Andrea conosco ed amo l’umorismo, lacostanza, la modestia, la faccia tosta, la tenacia, l’incredibile memoria. Dell’opera di Andrea ammiro la poesia, lo spirito sperimentatore, la potenza della suggestione visionaria di quei silenzi abissali: respirando l’inquieta e placida atmosfera del suo mondo sommerso, trovo infinite tracce di quella strana eco.
    Zubliiiiimeeee!!!

    Cinzia Di Felice
    Fumettista ed illustratrice

  • Andrea mi ha prestato un libro che tratta di “arte”. Spesso è anche capitato di discutere intorno a questo tema, che sembra rimanere irrisolto per molti aspetti. Quindi non definirò Andrea Gatti un artista, perchè non so cosa voglia dire in fin dei conti, però posso dire delle emozioni che suscitano le sue opere. Amore per l’acqua? Per la profondità? non saprei. Posso dire per? che passando per i relitti, arrivando alle città sommerse, la sensazione è sempre quella di pace e serenità, nonostante l’idea forte di una possibile devastazione o semplicemente di un decadimento, io trovo che le immagini di Andrea provochino un senso di tranquillità a chi le osserva. Io ogni volta che guardo i suoi lavori continuo a dirgli “bravo”, ma Andrea è troppo umile e non ci crede mai abbastanza!

    Fabio Mori
    Fumettista

  • Conservo in un cassetto il mio, ormai inutilizzato, brevetto di Sub: esso manifesta la mia passione per il nuoto e per le immersioni. Cos? il primo quadro sul mondo sommerso di Andrea, che vidi anni fa, mi fece un effetto fantastico! Non solo era una vista sottomarina, cosagià stupenda per me, ma dipingeva una inaudita marea in uno scorcio di Torino. Davvero bella questa idea che Andrea sviluppa in tante immagini. Vie conosciute e angoli quotidiani delle nostre iperattive città, scivolano in un silenzio blu, abitato solo da esseri pieni di grazia e mistero. Affascinante vedere un mondo in cui, ciò che adesso è prioritario, diventa trascurabile o sparisce. Resta solo, nella sua bellezza invincibile, la vita.
    Davvero suggestivo, complimenti carissimo Andrea!

    Elena Pianta
    Fumettista ed illustratrice

  • Il Mondo Sommerso di Andrea è un luogo in cui reale e surreale si fondono, creando visioni fantastiche, quasi magiche. Immagini di un mondo perduto, che nonostante le apparenze, conserva una straordinaria capacità attrattiva. Ne sono rapito tanto da sognare ad occhi aperti.

    Antonio Attini
    Fotografo

  • Spesso, con una certa ironia, dico che i miei romanzi, più che autobiografici, sono pre autobiografici. Immagino dei personaggi e poi mi capita di incontrarli. Invento delle situazioni e poi mi capita di vivere qualcosa di simile. Ecco, quando Andrea Gatti mi ha mandato le immagini della sua mostra, è successo più o meno cos?. Nel mio romanzo, L’equilibrio degli squali, avevo inventato un personaggio, Sofia, che faceva un lavoro un po’ particolare. Poi, circa un anno dopo, ho scoperto che quel lavoro esisteva ed era quello di Andrea. Naturalmente, non c’è una corrispondenza fra le immagini di Sofia e quelle di Gatti. Perché il lavoro di un artista all’interno di un romanzo è fatto di parole, che corrispondono a immagini, certo, ma diverse a seconda della fantasia lettore.

    Caterina Bonvicini
    Scrittrice

  • Io, Andrea e le balene.

    Se stupire è compito o uno dei compiti dell’artista, Andrea Gatti c’è riuscito e, di conseguenza, merita di essere definito tale. Comespesso accade, il mio incontro con Andrea è avvenuto per caso, in occasione di un concorso dedicato al mare. Destino? Forse sì o semplicemente il rispetto di quella regola mai scritta per cui chi si occupa di un dato argomento alla finefinisce per incontrarsi.
    Concorso, dunque, e come avviene in tanti concorsi l’elaborato giunse in busta chiusa. Andrea, allora, era per me un nome come unaltro, ma quando aprii il suo pacco subito mi sembra di conoscerlo da sempre. Le sue balene dedicate ai quattro elementi mi stupirono, mi affascinarono, mi emozionarono e subito mi fecero capire che anche per quell’anno avevamo un vincitore.
    Poi ho conosciuto Gatti. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato e ho scoperto gli altri suoi lavori subacquei, i relitti, le città sommerse e l’emozione raddoppia. Sarà perché i panorami subacquei fanno parte delle mie esperienze di vita e lavoro, ma davanti a queste raffigurazioni, che qualcuno potrebbe ritenere apocalittiche, mi sentivo affascinato e pervaso dauna strana tranquillità. In fondo, Andrea non aveva fatto altro che dare corpo alle indicazioni che emergono da molti studi e previsioni sul futuro del nostro pianeta che potrebbe trovare un nuovo equilibrio sotto forma di un water world tutto da immaginare, con o senza l’uomo.
    E in questo, forse, sta il fascino misterioso delle opere ”sommerse” di Andrea. A chi appartiene l’occhio che sta ammirando Torino sommersa? È un nostro pronipote o un cetaceo, mammifero intelligente, cui Gatti ha solo prestato le mani e la capacità artistica per inviarci dal futuro queste suggestioni? Ciascuno si dia la propria risposta. Nel frattempo seguiamo Andrea nel suo lavoro.

    Angelo Mojetta
    Biologo marino e giornalista subacqueo

  • Sono due le cose che invidio ad Andrea.
    La prima, forse risolvibile dopo lunghe e tediose lezioni, è la sua abilità al computer. La seconda è il suo immaginario, la sua capacità a trattenere in sè quella partedi infanzia che ci permette ancora di sognare cose che noi adulti comuni non viviamo più. In me, nonostante il mio lavoro di pittrice, questa parte va lentamente atrofizzandosi. Andrea, invece, riesce amantenerla viva e ci permette con le sue immagini di entrare a farneparte e diventare, anche per poco, dei ragazzini sognatori, cosa che anessuno di noi pu? dispiacere!

    Luisa Albert
    Pittrice

  • Il mio primo contatto con Andrea è stato al di fuori dell’ambito lavorativo, più di 15 anni fa. Siamo diventati prima di tutto amici, solo più tardi ho avuto modo di apprezzare la sua creatività.
    Di quel periodo ricordo particolarmente un episodio, una visita fatta con lui al Museo del Prado a Madrid. Mi colp? il suo modo di osservare l’arte, spesso ironico e molto critico, anche con i grandi maestri del passato ma senza mai apparire altezzoso. E il suo modo di essere, il suo modo di fare. Un eterno bambino, che dei bambini conserva la libertà di espressione fuori dagli schemi, la capacità di osservare l’arte senza i filtri imposti dal mondo accademico.
    Poi per la stessa critica la mette nel proprio lavoro. Mai contento del risultato, sempre alla ricerca del giusto effetto, sia esso frutto di una matita, di un pennello o anche di un più moderno software grafico.
    Solo ora, osservando Torino Sommersaho realizzato che questa sua opera, nonostante abbia connotati disastrosi, catastrofici o addirittura post-bellici, non è mai angosciante. Sarà quel profondo blu, sarà la pace e il silenzio che si pu? quasi sentire…
    Se avrete l’occasione di incontrare Andrea, oltre ad apprezzare le sue opere, vi consiglio di fare due chiacchiere con lui e se avrete la fortuna di sentire la sua risata, capirete che per lui tutto questo è soprattutto divertimento e ironia.

    Marco Testoni
    Graphic and Web Designer

  • Sei mai giunto alle sorgenti del mare,
    e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?

    (Il Libro di Giobbe 38, 16)

    DEEP BLUE TURIN

    Torino sommersa. Nel senso di coperta d’acqua. All’inizioera solo un’idea. Poi è diventato un progetto. Adesso si tratta diun’ossessione. Il lavoro di Andrea Gatti sta prendendo la forma di una mappatura tragica, di una guida topografica e turistica dell’inquietudine. Ciò che era nato come un gioco sista trasformando nella messa in rappresentazione di una vera e propria collezione di cartoline torinesi del dopo diluvio. Après le déluge… Torino come Atlandite. Ma questa volta quel mondo fantastico coperto dalle acque blu noi lo conosciamo bene anche se a volte lo pensiamo come un continente perduto. Riconosciamo di esso ogni scorcio, ogni veduta, ogni particolare di ogni singolo monumento come conosciamo di noi stessi le singole rughe che solcano il nostro volto. E questo che inquieta del lavoro di Andrea? E che siamo troppo coinvolti perchè quello che Andrea ci fa vedere attraverso un obl? di unmoderno Nautilus lo abbiamo visto mille volte e mille volte ancora vedremo? Oppure è il timore di essere in prima fila ad osservare un futuro che poi cos?fantastico, cos? improbabile potrebbe non esserlo? I cambiamenti climatici, lanatura che si rivolta… Oppure, ancora, è che capiamo benissimo che Andrea conil suo tour nella Torino sommersa ci sta parlando di una città che, a dispettodelle migliori intenzioni, si sta inabissando, sta annegando? Si rimane turbatie alla stesso tempo affascinati a guardare queste immagini anche per la metodicità con la quale viene catalogata questa Torino subacquea. Si tratta diimmagini talmente stranianti che anche quelle che potrebbero essere considerate imperfezioni tecniche si giustificano con lo sfalsamento della prospettiva nelgioco tra acqua e luce. Queste immagini mi ricordano subito il lavoro di grandi illustratori popolari che hanno lavorato sull’idea del sommerso e del quasi emerso. La prima immagine è una bellissima illustrazione di Carlo Jacono, il grande copertinista dei Gialli Mondadori, che realizza negli anni Ottanta del secolo scorso, sulle pagine della Domenica del Corriere una bellissima veduta subacqueadel Titanic ormai affondato. La seconda accomuna Andrea Gatti al più importante illustratore del fantastico operante in Italia: Karel Thole. La sua copertina per il romanzo After the Rain di John Bowen per la collana mondadoriana Urania,nel 1978, raffigura una città quasi del tutto coperta dall’acqua dove emergono solo guglie di chiese e di campanili. Andrea dedica la stessa atmosfera dicalma desolante e tragica alla Basica di Superga, posta cos? in alto che il diluvio non ha potuto coprirla del tutto. Anche Oliviero Berni negli anni Ottanta raffigurerà una città semi sommersa in una sua opera senza titolo ma digrande effetto visivo. Si tratta di suggestioni di grandi illustratori che testimoniano che Andrea Gatti guarda non solo sott’acqua ma anche artisticamente lontano. Concludendo, non saprei dire se è più inquietante la raffigurazione della città sommersa dove l’assenza di noi torinesi, divenuti ormai frenetici e chiassosi al pari degli abitanti di altre città, quasi quasisi fa apprezzare oppure la visione emersa del relitto della nostra identità perduta come nel caso di Superga. Thole, maestro dell’inquietudine, molte volte ha giocato con le affioranti rovine di monumenti e palazzi, simbolo di civiltà perdute. Ciò he emerge forse è più spaventoso di ciò che sta oramai sui fondali perchè esso ci appare come un mostro affiorante. Sotto, nel profondo blu, sta Torino e aspetta di essere riscoperta. Per ora ci bastano queste, nonostante tutto, delicate opere di Andrea Gatti che testimoniano l’amore per l’arte dell’illustrazione e per una città capace di sprofondare ma anche di rialzarsi e riemergere. Grazie Andrea per avercelo ricordato coprendo di blu marino il nostro quotidiano grigio panorama. Non c’è nulla di più vero della finzione.

    Erik Balzaretti
    Direttore Scuola di Arti Visive, IED Torino

  • I MONDI SOMMERSI DI ANDREA GATTI

    Mentre la maggior parte delle culture primitive, cos? come quelle più evolute quali la cultura egiziana o quella greca, han sempre fatto ricorso allafigura dell’animale con l’intento ben preciso di rappresentare una sorta di divinità – il tutto in grazia d’una visione molto particolare che li considerava fratelli nel loro essere al di là del bene e del male, e quindi messaggeri di quell’innocenza eretta a modello e misura dell’uomo nell’esercizio della sua libertà – con l’avvento del Cristianesimo l’uomo venne come innalzato di ruolo fino a giungere al vertice di quella che era la scaladei viventi, e gli animali furono quindi subordinati al suo dominio:

    “Dominerai sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della Terra e sopra i rettili che strisceranno sulla sua superficie” (Genesi, 1,26).

    Le opere di Andrea Gatti giungono dunque fino a noi rimescolando per l’ennesima volta le carte in tavola, regalandoci delle immagini fortemente nuove di una Torino in balia degli elementi, in cui tutto è stato violentemente aggredito dall’acqua, ricoperto da un velo di morbido muschio ecircondato dagli unici esseri viventi a cui è stato concesso di sopravvivere: i pesci.
    Osservando questi quadri sembra quasi di vivere in un sogno, iniziatocon quel cupo sopraggiungere di un’onda d’inaspettata violenza, che dopo aver investito e sommerso la città intera, s’è presa infine la libertà dischiaffeggiare beffardamente la Mole Antonelliana. E a noi, spauritispettatori, null’altro è consentito se non l’osservare il tutto dall’esterno, guardando ammutoliti antichi palazzi e monumenti dai tratti familiari posti sul fondo diun ipotetico mare.
    Ma dopo un breve istante di smarrimento e perplessità, siamo come rapitida quella strana visione e quei quadric’ipnotizzano trasportandoci dolcemente nelfascino del sogno dove tutto è possibile, anche vivere sott’acqua; eriscopriamo allora come sia piacevole esplorare in modo diverso questa nostra città, facendo s? che quel viaggio assuma i contorni della conoscenza, deiricordi e dei ripensamenti. Magicamente ci lasciamo quindi scaraventare nel profondoblu, dove tutto è ovattato e si avverte appena il canto delle imponenti baleneche passano lentissime accanto ad antichi monumenti, intanto che grosse testuggini sembranquasi volare in una danza elegante e silenziosa, in compagnia di delfini festosi e squali che volteggiano alteri senza dar messaggio alcuno di pericolosità, ma anzi fortemente coscienti d’essere depositari della Storia.
    E’ un mondo questo in cui i pesci hanno preso il sopravvento, e l’acqua – liquido primordiale per eccellenza – circonda e purifica ogni cosa; il tutto è pervasodalla consapevolezza dolorosa di ciò che si è perso, del Paradiso che avevamo eche ora non è più, e quel che resta è una progenie di mutanti in evoluzione, che tenta di sopravvivere.
    Quest’infinito senso di perdita, questo sapore di sconfitta e la sua conseguente lotta, ossessiva e brutale, per il recupero di quell’ultimo granello di vita, rimandano fortemente alle immagini della
    Waste Landdi Eliot, alla figura del Re malato ed alla comparsa di colui che – essendo puro d’animo – sarà in grado di fare la giusta domanda e di salvare quindi la Terra dall’imminente distruzione. I pesci di Andrea Gatti dunque assolvono esattamente a questo ruolo, in quanto elementi viventi che incarnano alla perfezione l’innocenza e la purezza d’una specie mai toccata dalla corruzione, ma anzi maltrattata ad oltranza dal genere umano.


    Frattanto i pesci
    Dai quali discendiamo tutti
    Assistettero curiosi
    Al dramma collettivo
    Di questo mondo
    Che a loro indubbiamente
    Doveva sembrar cattivo
    E cominciarono a pensare
    Nel loro grande mare
    Com’è profondo il mare
    Nel loro grande mare
    Com’è profondo il mare
    E chiaro
    Che il pensiero dà fastidio
    Anche se chi pensa
    E muto come un pesce
    Anzi un pesce
    E come pesce è difficile da bloccare
    Perchè lo protegge il mare
    Com’è profondo il mare
    Certo
    Chi comanda
    Non è disposto a fare distinzioni poetiche
    Il pensiero come l’oceano
    Non lo puoi bloccare
    Non lo puoi recintare
    Così stanno bruciando il mare
    Così stanno uccidendo il mare
    Così stanno umiliando il mare
    Così stanno piegando il mare

    (Com’è profondo il mare – Lucio Dalla – 1977)

    Contemplando assorti quelle nuvole di coloratissimi pesci far cerchio giocosi attorno ai monumenti, il pensiero facilmente ritorna alla nostra triste società basata essenzialmente sul consumismo e sulla sete di potere, utopie che hanno divorato il mondo prosciugando i nostri sentimenti più puri, e facendo s? che il Male se ne impossessasse definitivamente accompagnandoci alle soglie dell’autodistruzione.
    Il mondo possibile di Andrea Gatti, pervaso dal silenzio maestoso della forza rigeneratricedell’acqua e dalla sapienza muta erassicurante dei pesci, è per noi come un ritorno alle origini, una pre-nascita o la possibilità comunque di ricominciare grazie anche a quel Sole che sempre appare facendo capolino dall’alto, quasi come a volerci richiamare in superficie per indicarci la giusta via.
    E la presenza del Sole come unico elemento di contrasto all’acqua ègiustificata proprio dalla sua forma circolare, che rappresentando il simbolo dell’eterno moto dello spirito è quindi un’insieme di quiete e dinamicità, ed il suo colore giallo oro ben raffigura il senso dell’assoluto e della divinità; mentre l’altro colore dominante, cioè il blu intenso dell’acqua, è identificato dai popoli orientali come testimone assoluto dell’immortalità, del silenzio e della calma, arcano messaggero di spiritualità e contemplazione.
    La Galleria Subalpina invasa dalle acque riporta alla nostra mente scene familiari di relitti abbandonati, ed insinuandoci dolcemente attraversi i vetri rotti d’una finestradella Palazzina di Stupinigi, riusciamo ad accedere ad ampi saloni che raccontano la storia di antichi fasti andati perduti. Alcune strutture come per esempio la Sacra di San Michele o la Basilica di Superga, sono solo semi-sommerse ricordandoci a tutti gli effettidelle strane mutazioni di iceberg, mentre rimane molto emblematica la raffigurazione dei ‘Turet’ – simbolo tipico della città – il cui scopo didissetare il viandante ha ormai lasciato il posto all’immobile passività di chitestimonia silenziosamente tutto ci? che è stato.
    Eppure verrebbe quasi voglia di tuffarsi in questi quadri di Andrea Gatti, in quanto non si avverte sensazione alcuna di peso o d’inquietudine, ma anzi tutto sembra essere comepervaso da un’infinita leggerezza. E per una volta, finalmente, non è l’ombra abituale della magia nera ad aleggiare dominante sulla scena della città, mabensì quest’acqua così pura e divina, la cui capacità d’insinuarsi ovunque adattandosi sempre a ci?òche la racchiude, dovrebbe farci molto riflettere sulla certezza di poter costruire un mondo più sano e possibile.

    Maria Grazia Casagrande
    Scrittrice

  • Dicono che i racconti, i romanzi, più in generale le “storie”, si dividano in due categorie: quelle che ti fanno dire “Sì, è proprio così” e quelle che invece ti fanno pensare: “Non avrei mai creduto che potesse essere cos?”. Le opere che appartengono alla seconda categoria sono quelle che ci portano oltre i limiti dell’esperienza che ci è data storicamente e biologicamente, quelle che ci fanno attraversare la frontiera tra la nostra finitezza e la gamma infinita dei mondi possibili.
    La “Torino sommersa” di Andrea Gatti è uno di questi mondi possibili, è un condensato di storie. Perché è sommersa? Le acque e i pesci si sono presi la loro rivincita sull’uomo? Oppure non è avvenuta nessuna catastrofe e quella non è Torino, non è la Torino che conosciamo, ma una Torino parallela, abitata da altri noi, del tutto simili, ma dotati di branchie? Ogni interrogativo una storia, un’ipotesi narrativa.
    Andrea Gatti ci invita a non fermarci all’evidenza delle cose, e a chiederci come le cose potrebbero essere. “Un altro mondo è possibile”: non è solo uno slogan, è un esercizio di libertà intellettuale.

    Alessandro Perissinotto
    Scrittore

  • CATASTROFE TRANQUILLA

    La contraddizione di un epoca

    “Sommersi da 5000 metri d’acqua nuotiamo tranquilli in un ordinato ma apocalittico scenario.
    Le specie si adattano alle mutate condizioni attraverso l’inesorabile selezione naturale.
    Scivolo veloce dentro il Liquido Nuovo, sotto di me a 4833 metri di profondità scorgo una strana costruzione, era il monumento più alto di una città del XX secolo, oggi sommersa insieme a migliaia di altre dall’acqua e dalla stupidità dell’uomo.”
    Difficile spiegare l’emozione di osservare a lungo l’opera di Andrea Gatti, per chi ama le profondità, il mare e l’ambiente, l’osservazione delle suo opere porta inevitabilmente alla meditazione.
    Osservandole ci si sente proiettati nel futuro, protagonisti di una selezione naturale che ci ha trasformato radicalmente, e che attraverso l’elemento primario ha acquisito nuova vita, nuova consapevolezza.
    L’ambiente sotto di noi non è cupo, c’è luce, c’è speranza.
    La densità dell’acqua dovrebbe impedire alla luce di propagarsi negli abissi, ma il Liquido Nuovo, non è acqua!
    E un essere vivente evoluto, in cui altri vivono in simbiosi.
    La sua densità è come l’aria, permette alla luce di attraversarla completamente.
    Custode delle esperienze del genere umano è vigile discreto.
    Il mondo passato, con la sua contraddizione, ha vissuto di colori e di illusioni.
    Ma il Liquido Nuovo elemento della vita stessa si è interposto a questa illusione, consapevole che nulla sarà più come prima e che serviràun monito continuoe discreto che lo riporti in ogni istantealla realtà, diffondendo solo il colore blu ogni angolo del mondo sommerso.
    Non ci sono tenebre, né abissi oscuri
    Tutto è chiaro, limpido, tranquillo, blu.
    Siamo all’alba di una nuova era, la Fenice di una apocalittica e tranquilla catastrofe.
    Grazie Andrea, poche opere suscitano simili emozioni.

    Gianluca Mirto
    Scrittore

  • Ecco nascere una passione, la si vede tra le pennellate digitalizzate delle immagini.
    E poi? Un tuffo sott’acqua, che circonda, supporta, sostiene, il silenzio che avvolge e coinvolge.
    Ed ecco arrivati… in una bolla sul fondo del mare. Basta guardarsi intorno, una città sommersa, la nostra città, Torino, abbandonata, o meglio custodita dagli animali marini.
    Una luce tenue arriva dall’alto ad indicare che c’è ancora un sopra, ma lo si pu? solo intuire.
    Invece si ha la certezza che ci saranno incontri con balene, delfini, squali, tartarughe, pesci farfalla, ecc… e di cui si possono percepire i suoni.
    Ci si pu? anche affacciare da una finestra di un palazzo o sorvolare un monumento, vederlo da una angolazione strana, differente, quasi come in assenza di gravità, questa è la somma delle sensazioni, almeno alcune, che si riescono ad avere lasciandosi trasportare dalla visione delle
    opere di Andrea Gatti.
    Ed ecco che inizia il viaggio nel futuro, l’immersione senza fine, senza tempo, verso un orizzonte subacqueo infinito, s? perché si vede Torino e la periferia (Chieri, Stupinigi, Sacra di San Michele, ecc…), ma la mente non riesce ad escludere a priori che anche le altre grandi città, le grandi civiltà, siano sott’acqua (New York, Rapa Nui, RushMore, ecc…), i continenti, le terre siano state sommerse, cosicché il nostro non sarà più il pianeta terra, ma il pianeta acqua! E sarà il pianeta azzurro che si vede dalla Luna.
    Grazie Andrea per queste sensazioni, per queste emozioni!

    Stefano Moretto
    Il Pianeta Azzurro
    Giornalista, armatore ed istruttore subacqueo

  • ? difficile in poche parole descrivere le emozioni che evoca un lavorodi Andrea. Spesso mi sono soffermato sui riflessi, i colori, le ombreche emergono tra le pieghe dei suoi quadri e ne rimango ogni volta colpito. Ha dell’incredibile che egli riesca a dominare tra i bit e i colori della sua tavoletta, freddi strumenti tecnologici, le sue sensazioni e le emozioni di chi resta a guardare.

    Roberto Bernocco
    Scrittore

  • UNA CERTA “VISIONE” DI TORINO

    C’è chi, davanti ad un cavalletto con una tela bianca, una tavolozza di colori ed un pennello ancora pulito in mano, immagina. L’individuo romantico magari pensa ad un bel prato verde sovrastato da una collina piena di ciliegi in fiore. Quello di indole avventurosa si figura foreste impenetrabili e montagne minacciose, l’amante della fantascienza pensa a pianeti sconosciuti illuminati dalla pallida luce di due o forse anche tre lune.
    Ci sono poi gli individui innamorati della propria città. Per esempio gli abitanti di Torino, bellissima città che un tempo fu un accampamento di antichi Romani, se la immaginano sotto una nevicata, oppure vista dalla collina o dalle rive del Po. Andrea no. Lui, per qualche misterioso motivo che a noi sfugge, Torino se la immagina completamente sommersa dalle acque.
    E noi continueremo ad ammirare le illustrazioni frutto delle “visioni” di Andrea, e ad aspettare pazientemente che ne dipinga altre… e ad augurarci che quanto ha immaginato non si avveri mai, nemmeno in un futuro molto lontano!

    Giorgio Figus
    Sceneggiatore

  • INCONTRO CON UN ARTISTA

    Il termine “quattro gatti” viene solitamente utilizzato per indicare determinate categorie di persone il cui numero è davvero molto ridotto. Quattro gatti erano, per esempio, gli aviatori italiani nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e quattro gatti erano gli Spartani alle Termopili (e tutti sanno come è andata a finire). Quattro gatti, altres?, sono anche gli sceneggiatori di fumetto piemontesi; questo lo so molto bene, in quanto si dà il caso che sia uno di loro.
    Ora, vista la singolare “qualifica”, pu? capitare di tanto in tanto di venir chiamati a far parte di una GIURIA per presenziare a qualche concorso per giovani artisti semisconosciuti, illustratori e fumettisti. Cos?, qualche anno fa è toccato a me. Si trattava di un concorso indetto dalla Provincia di Torino, riservato appunto a nomi nuovi, e cioè a coloro che iniziavano a cimentarsi nel campo dell’illustrazione e del fumetto. Il concorso era indetto dall’A.T.I.F. – l’Associazione Torinese Immagine e Fumetto – nell’ambito dell’Osservatorio Regionale del Fumetto.
    Sapete come si svolgono questi concorsi? Bene, il giorno prefissato si aprono le buste spedite dai concorrenti, si prende il loro contenuto e si sparge su un tavolo di lunghezza adeguata (meglio se chilometrica). Poi si sistemano i disegni uno vicino all’altro per tutta la lunghezza del tavolo, e a questo punto si entra finalmente nel vivo della questione.
    Inizialmente i componenti della giuria girano intorno al tavolo, in perfetto silenzio, esaminando attentamente i disegni, uno per uno.
    L’intento è quello di cominciare a farsi un’idea personale, senza venire influenzati dal punto di vista degli altri. Finita questa prima fase si comincia con la “scrematura”: ci si sofferma dapprima sui disegni che all’unanimità si decide di scartare, e quando non c’è l’unanimità si va a maggioranza. Ad ogni giro si elimina qualcosa, e i disegni restano sempre di meno, finché sul tavolo non ne rimangono che tre o quattro, e su questi ultimi viene stilata la classifica finale. In quest’ultima fase la discussione fra i giurati pu? farsi anche molto accesa, anche se solitamente si riesce a raggiungere un accordo onorevole, evitando così spargimenti di sangue non strettamente necessari.
    Quel giorno, a dir la verità, il primo giro non mi aveva entusiasmato più di tanto. Le solite cose, già viste e riviste in precedenti concorsi, del tipo “Mio figlio ha copiato un personaggio da Topolino, ed è venuto praticamente identico all’originale. Non è un amore? Adesso gli dico di partecipare al concorso!”. Sì, da qualche disegno traspariva un certo impegno, ma niente che lasciasse intuire un talento pronto ad esplodere.
    Poi il mio sguardo si è posato su quell’illustrazione; sulle prime ho creduto di non aver visto bene, ma ben presto ho dovuto convincermi che era davvero così. Quella al centro del disegno era indubbiamente la Mole Antonelliana, ma… interamente SOTT’ACQUA! E intorno alla punta nuotavano placide due enormi creature, forse balene. “Guarda un po’”, ho pensato. “L’autore del disegno deve aver avuto qualche incubo notturno, forse ha mangiato pesante. Ce ne vuole, di fantasia, per immaginare Torino completamente sommersa dalle acque!”. Poi, al secondo giro, l’ho guardato un po’ meglio. Accidenti, quel disegno era proprio bello. Al giro successivo sarei stato disposto a impegnarmi in una RISSA con chiunque avesse avanzato la proposta di eliminare quel disegno. Ma per fortuna non c’è stato bisogno di arrivare a tanto: anche gli altri membri della giuria erano d’accordo con me, e cos? il disegno di Andrea si era classificato al primo posto.
    Già, è stato cos? che ho visto per la prima volta un dipinto di Andrea. Dopodiché ho incontrato anche Andrea in carne ed ossa, e vi assicuro che si tratta di una persona che vale la pena di conoscere. Allora faceva il consulente informatico perché, sapete, anche gli artisti devono pur vivere. “Andrea” gli ho detto in tempi non sospetti “fare il consulente è una bella cosa, per? non è quella la tua vera vocazione. Tu sei un artista!”.
    Ebbene, l’uscita di questo libro dimostra che se ne è convinto anche Andrea. E, credetemi, non è che l’inizio.

    Giorgio Figus
    Sceneggiatore

  • Capita a volte di avere un déjà-vu.
    Quel giorno mi apprestavo a partire da Camogli, per raggiungere a piedi la piccola abbazia di San Fruttuoso situata a circa 3 ore di cammino in direzione di Portofino.
    Ero con un piccolo gruppo di amici, con i quali, di tanto in tanto, condividevo momenti di svago in mezzo alla natura.
    Quel pomeriggio autunnale sembrava offrire tutte le condizioni per una gita ideale: la temperatura, la luce e perfino i profumi stavano creando quell’atmosfera in cui poco a poco, in maniera quasi inconscia si sprofonda. E un senso di benessere particolare, che apprezziamo solo dopo, quando é già svanito. E che da quel momento, ogni volta che torna, ci riporta a quella prima volta.
    Dopo circa mezz’ora di cammino giungemmo in prossimità di un vecchio podere abbandonato. Il muro di cinta era in buona parte nascosto dalla vegetazione. Poco più avanti il portale d’ingresso, un cancello liberty ormai arrugginito e ornato da grovigli di rampicanti. E ancora oltre, il viale che portava alla villa, affiancato da un fossato che un tempo doveva essere una sorta di laghetto per le ninfee. Infine, giù in fondo, la villa a due piani, un piccolo sagrato sormontato da terrazzo, alte finestre circondate da raffinate decorazioni ormai decrepite, quà e là qualche merletto superstite ancora aggrappato al tetto.
    Era lei!
    Quella stessa casa, quello stesso portale li avevo già visti molte volte, ne ero certo.
    Eppure fino ad allora erano rimasti reclusi nel mio immaginario.
    Ora per la prima volta li avevo davanti agli occhi, non più come elaborazioni mentali ma in tutta la loro materica realtà.
    Non riuscivo a darmi pace, devo essere rimasto lunghi momenti immobile ad osservare ogni dettaglio, ogni inspiegabile corrispondenza.
    Poi una voce mi riport? alla realtà.
    “Allora, che fai? Hai deciso di passare qui la notte?”
    Ripresi la marcia insieme al gruppo ma per tutto il resto del tragitto non riuscii più a togliermi dalla testa quello che avevo visto, ormai confuso e mescolato con le visioni antecedenti.
    Realtà e fantasia diventavano tutt’uno e non c’era più modo di separarle. Mai più.
    Non penso di avere l’autorità per esprimere alcun giudizio sull’opera altrui, ma vedo nell’opera di Andrea Gatti il tentativo di coniugare i suoi luoghi immaginari con quelli reali. Se così fosse, sarebbe come rappresentare in un’unica illustrazione quello che deriva da una sensazione premonitoria e ci? che è immanente. L’attesa e il suo divenire.
    In breve, l’elaborazione del déjà-vu. O almeno cos? mi piace pensare.

    Paolo Mottura
    Fumettista

  • Vado a un museo, a una mostra, a una esposizione temporanea o permanente, ed è sempre la stessa storia. Raggiungo il blu.
    Non me ne intendo, di pittura e arti figurative in genere. A scuola, le ore di Educazione artistica alle medie e di Storia dell’arte al liceo erano una mera variazione di quelle di educazione fisica, ore che non facevano testo, in cui ci si riposava e, se proprio proprio si voleva studiare, si ripassava la materia dell’ora successiva. E fuori della scuola, prima delle arti figurative sono sempre venuti i libri, la danza, il cinema. Cos? continuo a guardare i quadri come li guardavo da bambina. No, non c’entrano nulla il fanciullino pascoliano e lo stupore e l’innocenza e lo sguardo limpido e spregiudicato. C’entrano l’ignoranza, e una certa perplessità di fronte alle modalità della fruizione di un quadro: in genere, pochi secondi o minuti in una sala spesso illuminata male, fra troppa gente e troppi commenti fuori luogo.
    Per questo raggiungo il blu – il mio colore preferito, la tonalità di cui mi circondo nella vita. Blu le pareti della mia casa, blu molti dei vestiti che indosso, blu il mondo naturale e blu il mondo artificiale che mi respirano intorno e che mi sono – finché possibile – scelta.
    Poi arriva Andrea Gatti, e il suo è un universo blu. Così platealmente, totalmente blu da calamitarmi subito, senza esitazioni. Ma non è solo blu, quell’universo. E marino e un po’ apocalittico. E Torino mangiata dal mare, è la terra fagocitata dalle acque. Universo blu perché sommerso. E io ho paura dell’acqua. Il timor panico di un ecosistema in cui non posso vivere – e non mi si dica che prima di nascere ci sguazzavo, nel liquido, e che dunque è un elemento connaturato alla specie umana: le branchie le ho lasciate indietro troppo tempo fa per non avere l’impressione, le rare volte in cui mi immergo in mare, di essere un’ospite indesiderata, un corpo estraneo.
    Mare blu. Blu e mare. Ci? che mi attira e ciò che mi respinge, ciò che mi culla e ci? che mi spaventa. Chissà. Magari, se superassi la mia ignoranza (non a caso) abissale in materia, la cultura saprebbe farmi superare le barriere – la paura dell’acqua, ma anche l’amore istintivo per il blu -, saprebbe farmi leggere le opere di Andrea Gatti… Se non altro, saprebbe farmi esprimere qualcosa di più compiuto che non: attrazione e paura, paura e attrazione.

    Alessandra Montrucchio
    Scrittrice

  • Andrea ha saputo cogliere l’anima del mondo sommerso per poi riprodurne le coinvolgenti atmosfere in disegni di grande suggestione.
    Affascinante, proprio perché vicina all’immaginario collettivo, l’idea di usare questa capacità per sprofondare negli abissi gli scenari che più conosciamo, in una visione tanto inquietante quanto magica.

    Marco Patrito
    Illustratore

  • Illustrando qualcosa completamente fuori dalle regole, senza una committenza, si smette di essere illustratori e si diventa autori a tutto tondo. Si tratta di una strada pericolosa in fondo alla quale ci siamo solo noi, nudi e crudi, perché quello che abbiamo realizzato non è più solo il frutto di un mestiere ma diventa qualcosa di dannatamente personale. A quel punto ci pervade il desiderio che la stessa emozione che abbiamo provato nel realizzare un’immagine, riesca a trasmettersi anche a qualcun’altro al di fuori di noi.
    Dopo aver visto le magnifiche tavole di Andrea, in cui Torino con la sua regale architettura rimane esposta all’ammirazione della fauna marina, non si pu? non venire colti dal senso di profonda giustizia sociale che emanano, nonchè permeati dalla quiete e dal rispetto della grandezza primordiale che la natura suscita.
    Andrea con le sue visioni sottomarine si è incamminato nell’incerta attività dell’autore o se si preferisce nella luminosa autostrada dell’arte. Sono sicuro che il successo nelle sue varie forme prima o poi arriverà a raggiungere le sue opere.

    Athos Bomcompagni
    Illustratore

  • Non conosco personalmente Andrea. Lo immagino con gli occhi grandi di chiriesce a rubare rapsodie d’immagini, arcobaleni e composizioni seduttive dove per altri imperversa la quotidianità. Lo penso con le mani esili da poeta, mani magre fatte di vetro, che si muovono delicate e sicure per articolare guizzi e fendenti, velature e colpi di maglio, per mettere nero su bianco, o meglio, acrilico su Bristol, tempera su Schoeller, la loro metodica follia nel costruire genomi riprogrammati per sostituire i mondi reali con i suoi, spirituali e perfetti. Lo immagino infine curvo su un tavolo a creare commozione a chi ha l’anima trafitta da un nuovo modo di comporre luci, da un nuovo modo di organizzare lo spettro solare nella suggestione del silenzio cosmico dei suoi mondi sommersi.

    Corrado Mastantuono
    Illustratore e fumettista

  • Ho conosciuto Andrea Gatti grazie ad internet, uno scambio di e-mail tra colleghi che mi ha fatto coprire un mondo onirico ed inquietante.
    Inutile soffermarsi sulla tecnica, ineccepibile, con cui Andrea realizza le sue immagini, bisogna solo farsi coinvolgere dalle atmosfere, dalla quantità debordante di blu che a volta vira al verde, dalle luci che creano profondità e dalle ombre che nascondono spazi sconosciuti.
    Da illustratore vengo attratto dalla qualità, da uomo non posso non pensare che queste immagini potrebbero diventare realtà.

    Mirco Tangherlini
    Illustratore editoriale e artista digitale

  • L’azzurro del mare, nelle sue profondità, scandisce le composizioni di Andrea Gatti, dandoci un’immagine surreale di Torino, nei suoi scorci più tradizionali. Passione per la città e per il mare?

    Anche Superga, con la cupola, galleggia nella distesa marina: è labasilica che lentamente s’inabissa o che, al contrario, emerge, vittoriosa?

    Propendiamo e speriamo per la seconda ipotesi.

    Renzo Rossotti
    Scrittore e giornalista

  • I lavori di Andrea Gatti sono strepitosi. Trasmettono emozioni e atmosfera, secondo me non conta molto quale sia il mezzo o la tecnica utilizzata, tradizionale o digitale, l’importante è trasmettere qualcosa, e Andrea ci riesce in pieno e con un effetto particolarissimo. Io sono rimasta folgorata dalle sue illustrazioni.

    Francesca Tesoriere
    Illustratrice e pittrice

  • Non si dovrebbe mai iniziare con una notazione personale. Lo so. Eppure vi sono costretto, perché è stato questo aneddoto che mi ha permesso di entrare in contatto con un universo altrimenti sconosciuto. Mi trovavo in un locale torinese, un locale di quelli che fanno tendenza pur nell’immutabilità della loro presenza. Ai muri alcuni quadri. Predomina l’azzurro. Lo avverto, ma non ci faccio caso. Devo ammetterlo, non guardo mai ci? che compare sui muri dei locali. Mi infastidisce il connubio formato dal locale di più o meno giustificata tendenza (che cosa vorrà dire, poi? Bah!) e futuri talenti artistici torinesi. Soprattutto in una città in cui ormai chiunque, nelle zone franche dei locali di tendenza (non solo sulle pareti, ma anche fuori, nello spazio antistante, tra un mojito pestato fino a sublimazione della tritatura ghiacciata e una sigaretta fumata con fare indolente), è un creativo, giovane artista, videomaker di belle speranze, stimato dj o vulcanico copy che sia. In una contemporaneità in cui l’impiegato va a dormire presto perché la notte non gli compete e l’operaio è attitudine da rifuggire, quasi per rimostranza non guardo le opere esposte. Non mi va. Mi annoiano. Preferisco accanirmi sul boccale di birra. Eppure quella sera c’era qualcosa che non tornava. In nessun modo. Bevevo e mi sentivo osservato. Contemporaneamente mi sentivo rinfrescato, ben al di là di ci? che stavo bevendo. Sensazione strana. Perturbante. Alzo lo sguardo e l’incongruità della sensazione diventa maggiore. Inspiegabilmente. Che il mio fastidio nei confronti delle opere esposte abbia raggiunto vertici patologici? Mi alzo in piedi e l’azzurro mi avviluppa. Refrigerio e disagio. Li sento insieme e non so ancora perché. La Galleria Subalpina? Ma sembra il Titanic dopo essere diventato un disaster movie. ‘L Caval’d Brôns? Ma quando festeggiavo gli scudetti della Juve non mi sembrava di avere la muta da palombaro. Superga? Ma la “dentera” non ha mai avuto le sembianze del Nautilus. Un’onda anomala sulla Mole? Che c’entri Greenaway? Una razza passa a fianco della Statua della Libertà? Una recrudescenza dell’11 settembre. Mi guardo in giro attonito, cerco tutte le opere esposte con sguardo maniacale. Le voglio. Forse perché più mi sento refrigerato e più mostro di essere travagliato. Mi accosto ad ogni parete come una mosca sfugge gli affanni estivi. Una luce si fa strada tra la compressione dovuta ad un’inaspettata immersione. E la mia città. Ma contemporaneamente non è. Leggo la firma in basso, tra l’azzurro sempre più opaco di un’acqua soffocante. E lui? E lui. Lo conosco come amico di amici. Ma è lui. Mi siedo ostentando serenità, osservato dalla mia compagna. “Defamiliarizzazione”, le dico. “Defamiliarizzazione”, fa lei, ticchettando ritmicamente sul tavolo. “E quando vedi una cosa che conosci bene sotto un altro aspetto”. “Appunto”. Appunto. E questo l’elemento che colpisce maggiormente di Andrea Gatti e che dona alle sue opere un fascino inspiegabile con le consuete tassonomie critiche, alle quali, non essendo dell’ambito, non faccio certamente riferimento: l’illusione di un ancoraggio ad una realtà che si pensa di conoscere e che invece mostra un aspetto inconsueto, spiazzante, straniante. Jacques Cousteau e Bertolt Brecht fotografati insieme per una versione hard del “National Geographic”: l’arte è un pretesto per un gran pavese di sensazioni che sollecitano la frustrazione delle proprie domestiche certezze. Rinfrescante sgomento, muovendosi in un mondo sommerso. “Sunk World” è l’immediato titolo di questo ossimorico universo che funziona come un elastico di opposte percezioni. Non rappresenta tutta la creazione artistica di Andrea Gatti, ma è sicuramente la collezione più riconoscibile, cos? come un solo ben distinto accordo, tempo fa, evocava la chitarra di Mike Oldfield, o un composito movimento di macchina sull’opulenza di donne in perfetta salute distingueva l’inquadratura di Federico Fellini. Ma non è certo un mondo in salute quello sommerso con atteggiamento anche sadico – mi sia concesso – da Gatti, non è certo una Torino scintillante di olimpica sobrietà sabauda. E una Torino in via di estrema consunzione, in monumentale decomposizione, disposta ad una vita parallela, fuori dai consueti canoni, in cui le evidenze sono capovolte. Un universo nel quale, per l’appunto, si attua uno spiazzante ribaltamento a causa (in virtù?) del quale l’abituale centro della rappresentazione diventa sfondo, palcoscenico d’ambientazione, centro perfettamente identificato e dislocato al contempo, mentre la composizione si allaga di un’idrofilia malata, patologica, ineluttabile. Come se una cartolina degli anni Settanta fosse stata recuperata dopo un’alluvione. La reale protagonista, l’acqua. Non simbolo salvifico, rigenerante, palingenetico, ma emblema di una contraddizione insanabile in atto: ristoro e annichilimento, illusione e avvilimento, ascesa e caduta. Viluppo inestricabile di poli opposti che si attraggono inesorabilmente. Un mondo guardato da una prospettiva sconosciuta che vira fatalmente nell’incubo. Forse l’unico segreto è il farsi cullare nutrendo la segreta speranza di non svegliarsi in un bagno di sudore.

    Giampiero Frasca
    Docente, Scrittore, Critico Cinematografico

  • Una visione apocalittica quella che Gatti ci offre di Torino, che richiama alla mente il cinema catastrofico hollywoodiano, con la differenza che qui il visitatore non esce sconvolto ma rinfrancato. Merito delle tonalità d’azzurro di alcune tavole che trasmettono serenità e di una cura nel dettaglio dei fondali marini che svelano la passione dell’autore per certi temi.

    Lorenzo Corvi
    Pubblicista

  • Madonna che angoscia!
    Anonimo