È proprio vero: i social network servono. Eccome. Se non fosse stato per Facebook non avrei mai potuto conoscere un grande artista come Andrea Gatti, che mi ha letteralmente stregato con la sua dimestichezza nei media digitali e la sua fantasia nel ricreare scenari evocativi. Il tutto condito con una tecnica superba.

Claudio Cerri
Illustrator, designer, digital painter and colorist


I took time to watch your artwork and let me tell you is really great, you have mind, talent, and skills... you are truly an artist, and I really mean it.

J Leal
Caricaturist and painter


You produce very nice portrait and figurative work. Your environment art is superb!

Victor Gatmaitan
Illustrator and caricaturist


Me la cavo decisamente meglio con la matita che con la penna, però una cosa te la voglio dire: davanti ai tuoi lavori provo lo stupore che si prova quando incontri un talento, dall'idea alla realizzazione, con un risultato che cattura l'attenzione e ti trascina fuori dalla quotidianità. Bravo Andrea!
Siine orgoglione!

Achille Superbi
Illustrator and caricaturist


I tuoi lavori "sommersi" mi piacciono moltissimo, ci vedo qualcosa che va al di la della mera abilità e virtuosismo grafico, mi mostrano un mondo affascinante, quanto basta per desiderarne ancora,davvero bravo.

Daniele Montella
Illustrator and concept artist


Hola Andrea, encuentro tu trabajode una óptica y técnica extraordinaria.
El enfoque de monumentos sumergidosagrega un valornuevo y fresco, sobre todo para los que amamos el agua.
Tu trabajo personal esde undetalle cristalino, admiro tu capacidad de creaciónde espacios mágicos, mezclado con un sutil humor.
En tus retratos puedo ver la gran versatilidad y habilidad que posees para plasmartu visión de la realidad.
Gracias por compartir, cariñosamente
Carolina Prato-Casanova
Fotógrafa.

Carolina Prato-Casanova
Photographer


I really like how fleshed out the under water concept is. The fact that you've taken the time to explore it makes all the pieces better sincethey feel like part of a bigger world and idea.

Horia Dociu
Concept Artist


Yo Andrè! Te l'ho sempre detto: i tuoi lavori scassano! Sono verie propri dipinti digitali c'è poco da dire! Macchie cromatiche e coloriossidati si fondondo bene attraverso colature e dripping da paura!

Massimiliano Petrone
Painter


Andrea, complimenti, devo dire che spacchi! Bella padronanza delle luci e ombre, ottima scelta di tonalità e colori...che dire...sei davvero in gamba!

Lucio Parrillo
Fumettista ed illustratore


I really enjoyed looking at your site. Many very pretty paintings from you! I love the underwater ones the best, you really captured it very well!

Eli Hanselman
Artist


I love water and I can see a lot of messages in Gatti's paintings... The objects of your works speak a lot!

Tiarma Sirait
Artist


You have amazing artworks, really cool pieces. Love the landscapes and details you did on them. Congratulations.

Nico Di Mattia
Illustrator and caricaturist


I'm honored you like my work, thank you so much! I checked out your site and saw your work. I think your portrait work is coming along nicely.I was really impressed with your sunken artwork, those are really, really nice!

Jason Seiler
Illustrator and painter


Il lavoro di Andrea Gatti è esemplare di come l’arte visiva possa avvalersi della grafica del computer e delle tecniche digitali con esiti di immagini non meno emozionanti di quelli possibili con le tecniche tradizionali. Sono trittici le opere di Gatti di più forte impatto: Come quelle di 2001!, il film di Stanley Kubrick, immagini di una civiltà post-romantica e post-moderna, la nostra, che ha viaggiato nel tempo nello spazio e nella scienza e che vede più vicini i pericoli di naufragio paventati dal sublime romantico. Monumenti come la Sacra di San Michele o il Castello di Stupinigi sono, in ciascun elemento del trittico, figurati nel disegno dell’antico architetto, così come appaiono oggi e come potrebbero essere domani sommersi dalla catastrofe di un nuovo diluvio o da invasioni da altri mondi. La “rottura del filo dei giorni” dechirichiana, lo smarrimento metafisico tra presente e futuro Gatti li ricrea avvalendosi delle tecnologie del presente, del reale che viviamo e quindiin modo forse ancora più inquietante.

Sergio Turtulici
Critico d'arte


You have a great site and a strong base in traditional art. It shows.I'm especially fond of the sunk world series. It has a great andconsistent sense of mood and rich color palette.


Nick Oroc
Concept artist


Mesmerized by "Sunk World". Reminded of Miyazaki... And Ballard.... And Bioshock... And Waterworld... The list, like ars, is long. Unlike vita. Andreahas created a believable fictional world that is both familiar andstrange. It is both apocalyptic and strangerly calming. Uncanny. Thedeafening silence of Neo-Atlantis. A liquid warning of the upcomingcatastrophe. E il naufragar m'è dolce in questo mare.


Matteo Bittanti
Writer, lecturer in game studies and advanced visual studies,and curator


Congratulations on your work! I especially like the illustrations with the sunken ships. There's something really powerful about the simple shapes as well as a lot of textural richness.

Daniel Dociu
Concept artist


You are a very talented artist aswell! I really like your work! Great stuff!

Paul Sullivan
Concept artist


Cool work, enjoy your approach and style.  Its amazing how thateveryone whom uses digital work around the world.  So many differentapproaches and styles. It's great.

Jason Felix
Concept artist


I am really imprressed by your works, you are very talented.

Sandrine Senyphine Replat
Traditional and digital artist


Una visione apocalittica quella che Gatti ci offre di Torino, che richiama alla mente il cinema catastrofico hollywoodiano, con la differenza che qui il visitatore non esce sconvolto ma rinfrancato. Merito delle tonalità d’azzurro di alcune tavole che trasmettono serenità e di una cura nel dettaglio dei fondali marini che svelano la passione dell’autore per certi temi.

Lorenzo Corvi
Pubblicista


Andrea Gatti secondo me non lo sapeva quando mi ha proposto la proposta di scrivere qualcosa sul suo lavoro di “Torino Sommersa”. Nonsapeva che tra i miei più grandi terrori della vita c’è quello di morire affogato. Ecco, io credo che non lo sapesse perché se lo sapeva allora è unatto di terrorismo nei miei confronti.
La prima cosa che ho fatto è stata di cercare casa mia. Per fortuna non c’è. Io abito al quarto piano. Però mi sa che non mi salvo. La Moleè sotto. Quindi non mi salvo.
La prossima volta, Gatti, tipo quando ti viene in mente tipo“Torino in Fiamme”, ecco, sappi che subito dopo il terrore da affogamento, c’èquello da bruciato vivo. Metto le mani avanti.
Comunque, quando arriva l’acqua, io sarò molto ma molto inalto. Tipo sul cucuzzolo del monte.

Andrea i tuoi lavori mi hanno colpito, nonchè inquietato, nonchè straniato. Belli veramente!

Guido Catalano
Poeta e scrittore


Le immagini di Andrea ci obbligano a tornare bambini di nuovo. È come se ogni singola immagine sia uno scorcio di quelle letture che da c'accompagnavano così dolcemente, prima d'addormentarci, alla reggia d'Orfeo. Ci riconducono a una vita sommersa e ovattata. Sono li, pronte a far volare anche noi. Pronte a farci sentire principi, maghi o cavalieri. Almeno per una volta.

Tiziano Fioriti
Digital Matte Painter


Illustrazioni sature e piene, hanno un'atmosfera apocalittica, il diluvio universale, il mondo di oggi sommerso dall'acqua. Ma guardando le tavole di Andrea sembra tutto così tranquillo e silenzioso...
Mi sembra quasi di sentire l'acqua che mi passa tra le dita. Sto nuotando dentro la galleria Subalpina... mi sembra di volare... Passo vicino al cervo della palazzina di Stupinigi, non avrei mai immaginato che potesse essere così grande... Emergo dagli abissi vicino alla Sacra di San Michele, nuoto in superficie passando sotto ai bastioni. È una pinna di squalo quella laggiù? Meglio salire sul tetto. L'acqua sbatte contro il portone di legno, entro da una finestra sopra all'altare. L'acqua è anche all'interno. Quanto è alto il grattacielo di piazza Castello, è totalmente sommerso, così come Palazzo Madama e la Mole Antonelliana. Invece Superga emerge e lo spettacolo che si gode dalla cupola è emozionante. Anche il Faro della Maddalena sembra che voglia continuare a brillare. Tutto intorno è pace e quiete. La natura ha riconquistato i suoi diritti.

Laura Copelli
Grafica ed illustratrice


I lavori di Andra Gatti sono film. Per essere precisi sono l'ultimo fotogramma di un film.
Quell'attimoimmenso in cui trattieni il respiro, il cuore fa le capriole, i secondidiventano minuti e comincia a risuonarti nel cervello la parola "fine".
Fine del mondo.
UnHappy end.
Un finale a sorpresa.
Un finale tragicissimo.
Dipende da come la vedi.
A me personalmente un mondo post-apocalittico pieno di pesci, coralli e testuggini non dispiace.
Fine del film.
Inutilefarsi domande, chiedersi come si è arrivati ad avere la MoleAntonelliana circondata di capodogli. Meglio viversi l'attimo,constatare che la Galleria Subalpina sommersa è affascinante emalinconica quanto la sua versione all'asciutto, arrendersi allaperfezione estetica dei postumi della catastrofe.
Buona visione.

Mara Aghem
Illustratrice


Gatti...mhhhh la prima volta che l'ho incontrato mi ha colpito il suo fare cordiale edisponibile,tanta luminosità doveva per forza nascondere un lato oscuro ...
Non mi ci volle molto per scoprirlo, tutto iniziò con alcune sue illustrazioni del relitto del Titanic , seguite a ruota dalla Bismarck e da tutta una flotta sommersa di navigli più o meno conosciuti...roba da fare invidia a Cousteau (si scrive così?)
In quei disegni si vedeva lo spessore dell'acqua, le distanze che velavano di azzurro i dettagli sfocati dalle correnti e che lasciavano nitide le zone di flusso calmo, si vedeva la luce che lottava con la profondità arrivando ad accarezzare l'acciaio corroso, non si trattava semplicemente di scorciatoie fotografiche, c'era qualcosa di più... una conoscenza profonda dell'elemento acqua.
Scoprii in seguito il segreto di tale realismo sommerso quando un giorno, in una delle mie rare uscite sportive, andando in piscina incontrai il nostro che ne usciva...
Lui usciva di casa!... Suo padre era il custode dello stabile e loro abitavano lì!
Che invidia e che paura al tempo stesso. Quanta vita condivisa con quell'enorme cubo d'acqua e col suo plic ploc che ti prendeva di notte, nel sonno e ti portava sotto raccontandoti le sue storie, bambino Andrea. Ecco, come sempre, la risposta è davanti ai nostri occhi.
Iniziai a proporre ad Andrea i temi più disparati, accomunati dall'elemento che lui ben conosceva, fino ad arrivare agli scorci di Torino sommersa...
Per uno come me che il senso della fine vuole sempre averlo bene a mente fù imbarazzante trattenere l'emozione che mi davano quei disegni senza tempo in cui si declamava la disfatta dell'opera umana, in cui si vedevano statue e palazzi, strade e piazze immerse in un liquido che più che acqua sembrava avere la funzione della formalina.
Chissa se i tuoi disegni arrugginiscono...
Chissa se i tuoi paesaggi sono cambiati da allora...
Forse sei emerso, forse in quei rari momenti in cui il tuo animo troppo solare ha bisogno di vacanza ti immergi ancora nel blu, forse ami crogiolarti sul pelo dell'onda per poter osservare meglio quella linea che separa il mondo asciutto da quello bagnato e che ne devia i contorni rendendo sfuggenti entrambi.
So che non sei riuscito a farne un lavoro, ma non mi rammarico per questo, la storia è piena di naviganti senza patentino che hanno aperto nuove vie.
Continua a immergerti per me Andrea, con la stessa ironia e malinconia che ti accompagnano da sempre, come due creature che è difficile fare andare d'accordo ma che a quanto pare tu sai ben trattare.

Massimiliano Frezzato
Fumettista ed illustratore


Inquietudine. La prima sensazione, istintiva; l’acqua cheavvolge, riempie i polmoni, soffoca e opprime… Annaspare. Dibattersi, l’urloche sale da dentro e mi spalanca la bocca, l’acqua che mi invade, mi trascinaverso il fondo, verso l’oscuro…e poi l’armonia. La pace, il silenzio, imovimenti lenti, sinuosi delle creature acquatiche, i monumenti così eterei trale acque in cui scorro come un fluido mi appaiono davvero immortali, fluttuandopercorro le vie un tempo teatro d’umane vicende, la luce è lontana, soffusa,pervaso di quiete m’aggiro tra branchi di pesci per case, per piazze, ritroviben noti ora immobili nel tempo… risalgo in superficie verso le isole diSuperga e della Sacra, osservo atterrito le onde infrangersi sulla Mole, ringraziod’aver vissuto il sogno bello e terribile di questa Torino sommersa con i colori vivididella tua fantasia.

Gianluca Mollo
Scrittore e poeta


Ricoprire d’acqua pensieri e costruzioni di un tempo relativo
crollano mura di potere e parole d’arroganza
quelle balene che non hai mai ascoltato, sono venute a salvarci
tritoni e pesce siluro, tonni e delfini, dal profondo di un mare
danzano le arti di oceani che noi tutti portiamo dentro.

Luca Saini
Fotografo


Forse sono annegato da piccolo. O forse ho visto andar giù un mio amico, quando ero piccolo, in una piscina, qui a Torino. Non me lo ricordo proprio. Ogni tanto mia mamma me ne parla (chiunque sia andato giù, comunque, è stato tirato fuori vivo), ma io, quell'episodio della mia infanzia, l'ho cancellato completamente. Vero è che sono smemoratissimo (a parte la debordante memoria visiva, il che spiega perché io preferisca occuparmi di fumetti et similia) e non ricordo un sacco di cose, purtroppo, ma è probabile che qualcosa mi abbia davvero traumatizzato, vista la mia idiosincrasia per l'acqua, che mi ha sempre reso impossibile gustarmi il mondo liquido, come invece può fare la gente normale. Figurarsi immaginare la città in cui vivo (bene), sommersa come fosse una sorta di neo-Atlantide! Inquietante. Angosciante. Insopportabile.
Tuttavia, saperlipopette!, le immagini proposte dall'immaginazione dell'immaginifico Andrea mi hanno subito affascinato. Così reggo l'impatto dell'immaginario dell'artista, accantono un vago senso di disagio, e riesco persino a godermele. Belle. Sconvolgenti, ma belle. Se mi ci immergo (con la fantasia!), mi vedo appeso alla Sagra di San Michele, fuori dall'acqua (dove sarei ben più volentieri arrivato passando dalla via ferrata, si capisce), in attesa di soccorsi... Ehi! C'è nessuno in giro?!... Che razza di scherzo da fare a un montanaro come me, Gatti!

Gianfranco Goria
Docente di letteratura disegnata, fotografo, giornalista, sindacalista, sceneggiatore e traduttore di fumetti


È innegabile che il mondo “dipinto” da Andrea Gatti ricordi le rovinedella leggendaria Atlantide, ma trovo che queste immersioni in un’assurdadimensione della “nostra” Torino, che sembrano così vere e possibili (marazionalmente impossibili) abbiano anche qualcosa della magia del cinema, delfalso che diventa vero, di quella condizione per cui la distanza tra lospettatore e la scena è ridotta al minimo.
Penso a Ewan McGregor che in Trainspotting si tuffa in un water alla ricerca della sua “dose” tra detriti sommersi sottoil velo brillante dell’acqua, o a Holly Hunter che in Lezioni di Piano sembra preferire, nel finale, scomparire negliabissi del mare con il suo pianoforte piuttosto che separarsene (per poi, piùlucidamente, tornare a scegliere la vita).
Il mondo scompare sott’acqua, ma è sempre lì, nascosto dalla luce, adincuriosire la nostra fantasia e il nostro bisogno di mistero, come queifondali a migliaia di metri di profondità che immaginiamo da secoli come dellevere e proprie città per creature sconosciute. Ed ecco quindi riemergere ilfascino di Atlantide. Torino comeAtlantide.
Paradossalmente sommersa fino alla collina di Superga o alla Vittoriadel Colle della Maddalena, uniche parziali superstiti di un’inondazione tra l’apocalittico e ilromantico.
Il cinema non è semplicemente evocativo. Il cinema descriveaccuratamente la storia che racconta costruendo una realtà parallela epossibile, così come Andrea delinea i suoi mondi sommersi in maniera moltoaccurata, tanto da farli apparire, appunto, possibili. E lo fa con una tecnicaaltrettanto ingannatrice, che sembra pittura e non lo è, con il computer alservizio di una sensibilità da pittore, secondo un’affinità tra il significatodi ciò che viene rappresentato e il modo in cui lo si rappresenta.
Sono ammalianti queste architetture: alcune assumono l’aspetto direlitto titanico, altre sembrano invece conservare un barlume della bellezza diun’epoca d’oro, scolpite come in una roccia, conservate in un meravigliososcrigno azzurro.

Sabatino Cersosimo
Artista e critico d’arte


Tempo fa, in sogno, ho avuto una sortadi illuminazione. Ho compreso, in un unico istante denso e sospeso, il sensoprofondo delle onde: avevano ritmo 3.
Ovviamente, al risveglio, non ho piu’saputo che farne di un’ informazione cosi’ preziosa, non ho piu’ capito chevolesse dire. Mi sono rimasti impressinella memoria, dal sogno, l’indecifrabile dato (il ritmo 3) e l’eco di quellasensazione di perfetta comprensione. Di Andrea conosco ed amo l’umorismo, lacostanza, la modestia, la faccia tosta, la tenacia, l’incredibile memoria. Dell’opera di Andrea ammiro la poesia,lo spirito sperimentatore, la potenza della suggestione visionaria di queisilenzi abissali: respirando l’inquieta e placida atmosfera del suo mondosommerso, trovo infinite tracce di quella strana eco.
Zubliiiiimeeee!!!

Cinzia Di Felice
Fumettista ed illustratrice


Andrea mi ha prestato un libro che tratta di "arte". Spesso è anche capitato di discutere intorno a questo tema, che sembra rimanere irrisolto per molti aspetti. Quindi non definirò Andrea Gatti un artista, perchè non so cosa voglia dire in fin dei conti, però posso dire delle emozioni che suscitano le sue opere. Amore per l'acqua? Per la profondità? non saprei. Posso dire però che passando per i relitti, arrivando alle città sommerse, la sensazione è sempre quella di pace e serenità, nonostante l'idea forte di una possibile devastazione o semplicemente di un decadimento, io trovo che le immagini di Andrea provochino un senso di tranquillità a chi le osserva. Io ogni volta che guardo i suoi lavori continuo a dirgli "bravo", ma Andrea è troppo umile e non ci crede mai abbastanza!

Fabio Mori
Fumettista


Conservo in un cassetto il mio, ormai inutilizzato, brevetto di Sub: esso manifesta la mia passione per il nuoto e per le immersioni. Così il primo quadro sul mondo sommerso di Andrea, che vidi anni fa, mi fece un effetto fantastico! Non solo era una vista sottomarina, cosagià stupenda per me, ma dipingeva una inaudita marea in uno scorcio di Torino. Davvero bella questa idea che Andrea sviluppa in tante immagini. Vie conosciute e angoli quotidiani delle nostre iperattive città, scivolano in un silenzio blu, abitato solo da esseri pieni di grazia e mistero. Affascinante vedere un mondo in cui, ciò che adesso è prioritario, diventa trascurabile o sparisce. Resta solo, nella sua bellezza invincibile, la vita.
Davvero suggestivo, complimenti carissimo Andrea!

Elena Pianta
Fumettista ed illustratrice


Il Mondo Sommerso di Andrea è un luogo in cui reale e surreale si fondono, creando visioni fantastiche, quasi magiche. Immagini di un mondo perduto, che nonostante le apparenze, conserva una straordinaria capacità attrattiva. Ne sono rapito tanto da sognare ad occhi aperti.

Antonio Attini
Fotografo


Spesso, con una certa ironia, dico che i miei romanzi, più che autobiografici, sono preautobiografici. Immagino dei personaggi e poi mi capita di incontrarli. Invento delle situazioni e poi mi capita di vivere qualcosa di simile. Ecco, quando Andrea Gatti mi ha mandato le immagini della sua mostra, è successo più o meno così. Nel mio romanzo, L’equilibrio degli squali, avevo inventato un personaggio, Sofia, che faceva un lavoro un po’ particolare. Poi, circa un anno dopo, ho scoperto che quel lavoro esisteva ed era quello di Andrea. Naturalmente, non c’è una corrispondenza fra le immagini di Sofia e quelle di Gatti. Perché il lavoro di un artista all’interno di un romanzo è fatto di parole, che corrispondono a immagini, certo, ma diverse a seconda della fantasia lettore.

Caterina Bonvicini
Scrittrice


Io, Andrea e le balene.

Se stupire è compito o uno dei compiti dell'artista, AndreaGatti c'è riuscito e, di conseguenza, merita di essere definito tale. Comespesso accade, il mio incontro con Andrea è avvenuto per caso, in occasione diun concorso dedicato al mare. Destino? Forse sì o semplicemente il rispetto diquella regola mai scritta per cui chi si occupa di un dato argomento alla finefinisce per incontrarsi.
Concorso, dunque, e come avviene in tanti concorsil'elaborato giunse in busta chiusa. Andrea, allora, era per me un nome come unaltro, ma quando aprii il suo pacco subito mi sembrò di conoscerlo da sempre.Le sue balene dedicate ai quattro elementi mi stupirono, mi affascinarono, miemozionarono e subito mi fecero capire che anche per quell'anno avevamo unvincitore.
Poi ho conosciuto Gatti. Ci siamo incontrati, abbiamoparlato e ho scoperto gli altri suoi lavori subacquei, i relitti, le cittàsommerse e l'emozione raddoppiò. Sarà perché i panorami subacquei fanno partedelle mie esperienze di vita e lavoro, ma davanti a queste raffigurazioni, chequalcuno potrebbe ritenere apocalittiche, mi sentivo affascinato e pervaso dauna strana tranquillità. In fondo, Andrea non aveva fatto altro che dare corpoalle indicazioni che emergono da molti studi e previsioni sul futuro del nostropianeta che potrebbe trovare un nuovo equilibrio sotto forma di un waterworldtutto da immaginare, con o senza l'uomo.
E in questo, forse, sta il fascino misterioso delle opere"sommerse" di Andrea. A chi appartiene l'occhio che sta ammirandoTorino sommersa? È un nostro pronipote o un cetaceo, mammifero intelligente,cui Gatti ha solo prestato le mani e la capacità artistica per inviarci dalfuturo queste suggestioni? Ciascuno si dia la propria risposta. Nel frattemposeguiamo Andrea nel suo lavoro.

Angelo Mojetta
Biologo marino e giornalista subacqueo


Sono due le cose che invidio ad Andrea.
La prima, forse risolvibiledopo lunghe e tediose lezioni, è la sua abilità al computer. La secondaè il suo immaginario, la sua capacità a trattenere in sè quella partedi infanzia che ci permette ancora di sognare cose che noi adulticomuni non viviamo più. In me, nonostante il mio lavoro di pittrice,questa parte va lentamente atrofizzandosi. Andrea, invece, riesce amantenerla viva e ci permette con le sue immagini di entrare a farneparte e diventare, anche per poco, dei ragazzini sognatori, cosa che anessuno di noi può dispiacere!

Luisa Albert
Pittrice


Il mio primo contatto con Andrea è stato al di fuori dell'ambito lavorativo, più di 15 anni fa. Siamo diventati prima di tutto amici, solo più tardi ho avuto modo di apprezzare la sua creatività.
Di quel periodo ricordo particolarmente un episodio, una visita fatta con lui al Museo del Prado a Madrid. Mi colpì il suo modo di osservare l'arte, spesso ironico e molto critico, anche con i grandi maestri del passato ma senza mai apparire altezzoso. È il suo modo di essere, il suo modo di fare. Un eterno bambino, che dei bambini conserva la libertà di espressione fuori dagli schemi, la capacità di osservare l'arte senza i filtri imposti dal mondo accademico.
Poi però la stessa critica la mette nel proprio lavoro. Mai contento del risultato, sempre alla ricerca del giusto effetto, sia esso frutto di una matita, di un pennello o anche di un più moderno software grafico.
Solo ora, osservando Torino Sommersaho realizzato che questa sua opera, nonostante abbia connotati disastrosi, catastrofici o addirittura post-bellici, non è mai angosciante. Sarà quel profondo blu, sarà la pace e il silenzio che si può quasi sentire...
Se avrete l'occasione di incontrare Andrea, oltre ad apprezzare le sue opere, vi consiglio di fare due chiacchiere con lui e se avrete la fortuna di sentire la sua risata, capirete che per lui tutto questo è soprattutto divertimento e ironia.

Marco Testoni
Graphic and Web Designer


Sei mai giunto alle sorgenti del mare,
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
(Il Libro di Giobbe 38, 16)

DEEP BLUE TURIN

Torino sommersa. Nel senso di coperta d’acqua. All’inizioera solo un’idea. Poi è diventato un progetto. Adesso si tratta diun’ossessione. Il lavoro di Andrea Gatti sta prendendo la forma di unamappatura tragica, di una guidatopografica e turistica dell’inquietudine. Ciò che era nato come un gioco sista trasformando nella messa in rappresentazione di una vera e propriacollezione di cartoline torinesi del dopo diluvio. Après le déluge...Torinocome Atlandite. Ma questa volta quel mondo fantastico coperto dalle acque blunoi lo conosciamo bene anche se a volte lo pensiamo come un continente perduto.Riconosciamo di esso ogni scorcio, ogni veduta, ogni particolare di ognisingolo monumento come conosciamo di noi stessi le singole rughe che solcano ilnostro volto. È questo che inquieta del lavoro di Andrea? È che siamo troppocoinvolti perchè quello che Andrea ci fa vedere attraverso un oblò di unmoderno Nautilus lo abbiamo visto mille volte e mille volte ancora vedremo?Oppure è il timore di essere in prima fila ad osservare un futuro che poi cosìfantastico, così improbabile potrebbe non esserlo? I cambiamenti climatici, lanatura che si rivolta...Oppure, ancora, è che capiamo benissimo che Andrea conil suo tour nella Torino sommersa ci sta parlando di una città che, a dispettodelle migliori intenzioni, si sta inabissando, sta annegando? Si rimane turbatie alla stesso tempo affascinati a guardare queste immagini anche per lametodicità con la quale viene catalogata questa Torino subacquea. Si tratta diimmagini talmente stranianti che anche quelle che potrebbero essere considerateimperfezioni tecniche si giustificano con lo sfalsamento della prospettiva nelgioco tra acqua e luce. Queste immagini mi ricordano subito il lavoro di grandiillustratori popolari che hanno lavorato sull’idea del sommerso e del quasi emerso.La prima immagine è una bellissima illustrazione di Carlo Jacono, il grandecopertinista dei Gialli Mondadori, che realizza negli anni Ottanta del secoloscorso, sulle pagine della Domenica del Corriere una bellissima veduta subacqueadel Titanic ormai affondato. La seconda accomuna Andrea Gatti al più importanteillustratore del fantastico operante in Italia: Karel Thole. La sua copertinaper il romanzo After the Rain di John Bowen per la collana mondadoriana Urania,nel 1978, raffigura una città quasi del tutto coperta dall’acqua dove emergonosolo guglie di chiese e di campanili. Andrea dedica la stessa atmosfera dicalma desolante e tragica alla Basica di Superga, posta così in alto che ildiluvio non ha potuto coprirla del tutto. Anche Oliviero Berni negli anniOttanta raffigurerà una città semi sommersa in una sua opera senza titolo ma digrande effetto visivo. Si tratta di suggestioni di grandi illustratori chetestimoniano che Andrea Gatti guarda non solo sott’acqua ma ancheartisticamente lontano. Concludendo, non saprei dire se è più inquietante laraffigurazione della città sommersa dove l’assenza di noi torinesi, divenutiormai frenetici e chiassosi al pari degli abitanti di altre città, quasi quasisi fa apprezzare oppure la visione emersa del relitto della nostra identitàperduta come nel caso di Superga. Thole, maestro dell’inquietudine, molte volteha giocato con le affioranti rovine di monumenti e palazzi, simbolo di civiltàperdute. Ciò che emerge forse è più spaventoso di ciò che sta oramai suifondali perchè esso ci appare come un mostro affiorante. Sotto, nel profondoblu, sta Torino e aspetta di essere riscoperta. Per ora ci bastano queste,nonostante tutto, delicate opere di Andrea Gatti che testimoniano l’amore perl’arte dell’illustrazione e per una città capace di sprofondare ma anche dirialzarsi e riemergere. Grazie Andrea per avercelo ricordato coprendo di blumarino il nostro quotidiano grigio panorama. Non c’è nulla di più vero dellafinzione.

Erik Balzaretti
Direttore Scuola di Arti Visive
IED Torino


I MONDI SOMMERSI DIANDREA GATTI

Mentre la maggior parte delle culture primitive, così come quelle piùevolute quali la cultura egiziana o quella greca, han sempre fatto ricorso allafigura dell'animale con l'intento ben preciso di rappresentare una sorta didivinità - il tutto in grazia d'una visione molto particolare che liconsiderava fratelli nel loro essere al di là del bene e del male, e quindimessaggeri di quell'innocenza eretta a modello e misura dell'uomonell'esercizio della sua libertà – con l'avvento del Cristianesimo l'uomo vennecome innalzato di ruolo fino a giungere al vertice di quella che era la scaladei viventi, e gli animali furono quindi subordinati al suo dominio:

“Dominerai sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo, suglianimali domestici, su tutte le fiere della Terra e sopra i rettili chestrisceranno sulla sua superficie” (Genesi, 1,26).

Le opere di Andrea Gatti giungono dunque fino a noi rimescolando per l'ennesima volta le carte in tavola, regalandoci delle immaginifortemente nuove di una Torino in balìa degli elementi, in cui tutto è statoviolentemente aggredito dall'acqua, ricoperto da un velo di morbido muschio ecircondato dagli unici esseri viventi a cui è stato concesso di sopravvivere: ipesci.
Osservando questi quadri sembra quasi di vivere in un sogno, iniziatocon quel cupo sopraggiungere di un'onda d'inaspettata violenza, che dopo averinvestito e sommerso la città intera, s'è presa infine la libertà dischiaffeggiare beffardamente la Mole Antonelliana. E a noi, spauritispettatori, null'altro è consentito senon l'osservare il tutto dall'esterno, guardando ammutoliti antichi palazzi emonumenti dai tratti familiari posti sul fondo diun ipotetico mare.
Ma dopo un breve istante di smarrimento e perplessità, siamo come rapitida quella strana visione e quei quadric'ipnotizzano trasportandoci dolcemente nelfascino del sogno dove tutto è possibile, anche vivere sott'acqua; eriscopriamo allora come sia piacevole esplorare in modo diverso questa nostracittà, facendo sì che quel viaggio assuma i contorni della conoscenza, deiricordi e dei ripensamenti. Magicamente ci lasciamo quindi scaraventare nel profondoblu, dove tutto è ovattato e si avverte appena il canto delle imponenti baleneche passano lentissime accanto ad antichi monumenti, intanto che grosse testuggini sembranquasi volare in una danza elegante e silenziosa, in compagnia di delfinifestosi e squali che volteggiano alteri senza dar messaggio alcuno dipericolosità, ma anzi fortemente coscienti d'essere depositari della Storia.
E' un mondo questo in cui i pesci hanno preso il sopravvento, e l'acqua - liquidoprimordiale per eccellenza – circonda e purifica ogni cosa; il tutto è pervasodalla consapevolezza dolorosa di ciò che si è perso, del Paradiso che avevamo eche ora non è più, e quel che resta è una progenie di mutanti in evoluzione,che tenta di sopravvivere.
Quest'infinito senso di perdita, questo sapore di sconfitta e la suaconseguente lotta, ossessiva e brutale, per il recupero di quell'ultimogranello di vita, rimandano fortemente alle immagini della Waste Landdi Eliot, alla figura del Re malato ed allacomparsa di colui che – essendo puro d'animo -sarà in grado di fare la giusta domanda e di salvare quindi la Terra dall'imminente distruzione. I pesci di Andrea Gatti dunque assolvonoesattamente a questo ruolo, in quanto elementi viventi che incarnano allaperfezione l'innocenza e la purezza d'una specie mai toccata dalla corruzione,ma anzi maltrattata ad oltranza dal genere umano.

...
Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare

È chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
È muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com'è profondo il mare

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare


(Com'è profondo il mare - Lucio Dalla – 1977)

Contemplando assortiquelle nuvole di coloratissimi pesci far cerchio giocosi attorno ai monumenti,il pensiero facilmente ritorna alla nostra triste società basata essenzialmentesul consumismo e sulla sete di potere, utopie che hanno divoratoil mondo prosciugando i nostri sentimenti più puri, e facendo sì che il Male se ne impossessasse definitivamente accompagnandocialle soglie dell'autodistruzione.
Il mondo possibile diAndrea Gatti, pervaso dal silenzio maestoso della forza rigeneratricedell'acqua e dalla sapienza muta erassicurante dei pesci, è per noi come un ritorno alle origini, una pre-nascitao la possibilità comunque di ricominciare grazie anche a quel Sole che sempre appare facendo capolino dall'alto,quasi come a volerci richiamare in superficie per indicarci la giusta via.
E la presenza del Sole come unico elemento di contrasto all'acqua ègiustificata proprio dalla sua forma circolare, che rappresentando il simbolodell'eterno moto dello spirito è quindi un'insieme di quiete e dinamicità, edil suo colore giallo oro ben raffigura il senso dell'assoluto e della divinità;mentre l'altro colore dominante, cioè il blu intenso dell'acqua, è identificatodai popoli orientali come testimone assoluto dell'immortalità, del silenzio edella calma, arcano messaggero di spiritualità e contemplazione.
La Galleria Subalpinainvasa dalle acque riporta alla nostra mente scene familiari di relittiabbandonati, ed insinuandoci dolcemente attraversi i vetri rotti d'una finestradella Palazzina di Stupinigi, riusciamo ad accedere ad ampi saloni che raccontano la storia di antichi fasti andatiperduti. Alcune strutture come per esempio la Sacra di San Michele o laBasilica di Superga, sono solo semi-sommerse ricordandoci a tutti gli effettidelle strane mutazioni di iceberg, mentre rimane molto emblematica laraffigurazione dei 'Turet' – simbolo tipico della città – il cui scopo didissetare il viandante ha ormai lasciato il posto all'immobile passività di chitestimonia silenziosamente tutto ciò che è stato.
Eppure verrebbe quasivoglia di tuffarsi in questi quadri di Andrea Gatti, in quanto non si avvertesensazione alcuna di peso o d'inquietudine, ma anzi tutto sembra essere comepervaso da un'infinita leggerezza. E per una volta, finalmente, non è l'ombraabituale della magia nera ad aleggiare dominante sulla scena della città, mabensì quest'acqua così pura e divina, la cui capacità d'insinuarsi ovunqueadattandosi sempre a ciò che la racchiude, dovrebbe farci molto rifletteresulla certezza di poter costruire un mondo più sano e possibile.

Maria Grazia Casagrande
Scrittrice


Dicono che i racconti, i romanzi, più in generale le "storie", si dividano in due categorie: quelle che ti fanno dire "Sì, è proprio così" e quelle che invece ti fanno pensare: "Non avrei mai creduto che potesse essere così". Le opere che appartengono alla seconda categoria sono quelle che ci portano oltre i limiti dell'esperienza che ci è data storicamente e biologicamente, quelle che ci fanno attraversare la frontiera tra la nostra finitezza e la gamma infinita dei mondi possibili.
La "Torino sommersa" di Andrea Gatti è uno di questi mondi possibili, è un condensato di storie. Perché è sommersa? Le acque e i pesci si sono presi la loro rivincita sull'uomo? Oppure non è avvenuta nessuna catastrofe e quella non è Torino, non è la Torino che conosciamo, ma una Torino parallela, abitata da altri noi, del tutto simili, ma dotati di branchie? Ogni interrogativo una storia, un'ipotesi narrativa.
Andrea Gatti ci invita a non fermarci all'evidenza delle cose, e a chiederci come le cose potrebbero essere. "Un altro mondo è possibile": non è solo uno slogan, è un esercizio di libertà intellettuale.

Alessandro Perissinotto
Scrittore


CATASTROFE TRANQUILLA
La contraddizione di un epoca

"Sommersi da 5000 metri d'acqua nuotiamo tranquilli in un ordinato ma apocalittico scenario.
Le specie si adattano alle mutate condizioni attraverso l'inesorabile selezione naturale.
Scivolo veloce dentro il Liquido Nuovo, sotto di me a 4833 metri di profondità scorgo una strana costruzione, era il monumento più alto di una città del XX secolo, oggi sommersa insieme a migliaia di altre dall'acqua e dalla stupidità dell'uomo."

Difficile spiegare l'emozione di osservare a lungo l'opera di Andrea Gatti, per chi ama le profondità, il mare e l'ambiente, l'osservazione delle suo opere porta inevitabilmente alla meditazione.

Osservandole ci si sente proiettati nel futuro, protagonisti di una selezione naturale che ci ha trasformato radicalmente, e che attraverso l'elemento primario ha acquisito nuova vita, nuova consapevolezza.
L'ambiente sotto di noi non è cupo, c'è luce, c'è speranza.
La densità dell'acqua dovrebbe impedire alla luce di propagarsi negli abissi, ma il Liquido Nuovo, non è acqua!
È un essere vivente evoluto, in cui altri vivono in simbiosi.
La sua densità è come l'aria, permette alla luce di attraversarla completamente.
Custode delle esperienze del genere umano è vigile discreto.
Il mondo passato, con la sua contraddizione, ha vissuto di colori e di illusioni.
Ma il Liquido Nuovo elemento della vita stessa si è interposto a questa illusione, consapevole che nulla sarà più come prima e che serviràun monito continuoe discreto che lo riporti in ogni istantealla realtà, diffondendo solo il colore blu ogni angolo del mondo sommerso

Non ci sono tenebre, né abissi oscuri
Tutto è chiaro, limpido, tranquillo, blu.

Siamo all'alba di una nuova era, la Fenice di una apocalittica e tranquilla catastrofe…

Grazie Andrea, poche opere suscitano simili emozioni.

Gianluca Mirto
Scrittore


Ecco nascere una passione, la si vede tra le pennellate digitalizzate delle immagini. E poi? Un tuffo sott'acqua, che circonda, supporta, sostiene, il silenzio che avvolge e coinvolge.
Ed ecco arrivati… in una bolla sul fondo del mare. Basta guardarsi intorno, una città sommersa, la nostra città, Torino, abbandonata, o meglio custodita dagli animali marini.
Una luce tenue arriva dall'alto ad indicare che c'è ancora un sopra, ma lo si può solo intuire. Invece si ha la certezza che ci saranno incontri con balene, delfini, squali, tartarughe, pesci farfalla, ecc… e di cui si possono percepire i suoni. Ci si può anche affacciare da una finestra di un palazzo o sorvolare un monumento, vederlo da una angolazione strana, differente, quasi come in assenza di gravità, questa è la somma delle sensazioni, almeno alcune, che si riescono ad avere lasciandosi trasportare dalla visione delle opere di Andrea Gatti. Ed ecco che inizia il viaggio nel futuro, l'immersione senza fine, senza tempo, verso un orizzonte subacqueo infinito, sì perché si vede Torino e la periferia (Chieri, Stupinigi, Sacra di San Michele, ecc…), ma la mente non riesce ad escludere a priori che anche le altre grandi città, le grandi civiltà, siano sott'acqua (New York, Rapa Nui, RushMore, ecc…), i continenti, le terre siano state sommerse, cosicché il nostro non sarà più il pianeta terra, ma il pianeta acqua! È sarà il pianeta azzurro che si vede dalla Luna.
Grazie Andrea per queste sensazioni, per queste emozioni!

Stefano Moretto
Il Pianeta Azzurro
Giornalista, armatore ed istruttore subacqueo


É difficile in poche parole descrivere le emozioni che evoca un lavorodi Andrea. Spesso mi sono soffermato sui riflessi, i colori, le ombreche emergono tra le pieghe dei suoi quadri e ne rimango ogni voltacolpito. Ha dell'incredibile che egli riesca a dominare tra i bit e icolori della sua tavoletta, freddi strumenti tecnologici, le suesensazioni e le emozioni di chi resta a guardare.

Roberto Bernocco
Scrittore


UNA CERTA "VISIONE" DI TORINO
C'è chi, davanti ad un cavalletto con una tela bianca, una tavolozza di colori ed un pennello ancora pulito in mano, immagina. L'individuo romantico magari pensa ad un bel prato verde sovrastato da una collina piena di ciliegi in fiore. Quello di indole avventurosa si figura foreste impenetrabili e montagne minacciose, l'amante della fantascienza pensa a pianeti sconosciuti illuminati dalla pallida luce di due o forse anche tre lune. Ci sono poi gli individui innamorati della propria città. Per esempio gli abitanti di Torino, bellissima città che un tempo fu un accampamento di antichi Romani, se la immaginano sotto una nevicata, oppure vista dalla collina o dalle rive del Po. Andrea no. Lui, per qualche misterioso motivo che a noi sfugge, Torino se la immagina completamente sommersa dalle acque. E noi continueremo ad ammirare le illustrazioni frutto delle "visioni" di Andrea, e ad aspettare pazientemente che ne dipinga altre... e ad augurarci che quanto ha immaginato non si avveri mai, nemmeno in un futuro molto lontano!

Giorgio Figus
Sceneggiatore


INCONTRO CON UN ARTISTA
Il termine "quattro gatti" viene solitamente utilizzato per indicare determinate categorie di persone il cui numero è davvero molto ridotto. Quattro gatti erano, per esempio, gli aviatori italiani nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e quattro gatti erano gli Spartani alle Termopili (e tutti sanno come è andata a finire). Quattro gatti, altresì, sono anche gli sceneggiatori di fumetto piemontesi; questo lo so molto bene, in quanto si dà il caso che sia uno di loro.
Ora, vista la singolare "qualifica", può capitare di tanto in tanto di venir chiamati a far parte di una GIURIA per presenziare a qualche concorso per giovani artisti semisconosciuti, illustratori e fumettisti. Così, qualche anno fa è toccato a me. Si trattava di un concorso indetto dalla Provincia di Torino, riservato appunto a nomi nuovi, e cioè a coloro che iniziavano a cimentarsi nel campo dell'illustrazione e del fumetto. Il concorso era indetto dall'A.T.I.F. - l'Associazione Torinese Immagine e Fumetto - nell'ambito dell'Osservatorio Regionale del Fumetto.
Sapete come si svolgono questi concorsi? Bene, il giorno prefissato si aprono le buste spedite dai concorrenti, si prende il loro contenuto e si sparge su un tavolo di lunghezza adeguata (meglio se chilometrica). Poi si sistemano i disegni uno vicino all'altro per tutta la lunghezza del tavolo, e a questo punto si entra finalmente nel vivo della questione.
Inizialmente i componenti della giuria girano intorno al tavolo, in perfetto silenzio, esaminando attentamente i disegni, uno per uno. L'intento è quello di cominciare a farsi un'idea personale, senza venire influenzati dal punto di vista degli altri. Finita questa prima fase si comincia con la "scrematura": ci si sofferma dapprima sui disegni che all'unanimità si decide di scartare, e quando non c'è l'unanimità si va a maggioranza. Ad ogni giro si elimina qualcosa, e i disegni restano sempre di meno, finché sul tavolo non ne rimangono che tre o quattro, e su questi ultimi viene stilata la classifica finale. In quest'ultima fase la discussione fra i giurati può farsi anche molto accesa, anche se solitamente si riesce a raggiungere un accordo onorevole, evitando così spargimenti di sangue non strettamente necessari.
Quel giorno, a dir la verità, il primo giro non mi aveva entusiasmato più di tanto. Le solite cose, già viste e riviste in precedenti concorsi, del tipo "Mio figlio ha copiato un personaggio da Topolino, ed è venuto praticamente identico all'originale. Non è un amore? Adesso gli dico di partecipare al concorso!". Sì, da qualche disegno traspariva un certo impegno, ma niente che lasciasse intuire un talento pronto ad esplodere.
Poi il mio sguardo si è posato su quell'illustrazione; sulle prime ho creduto di non aver visto bene, ma ben presto ho dovuto convincermi che era davvero così. Quella al centro del disegno era indubbiamente la Mole Antonelliana, ma... interamente SOTT'ACQUA! E intorno alla punta nuotavano placide due enormi creature, forse balene. "Guarda un po'", ho pensato. "L'autore del disegno deve aver avuto qualche incubo notturno, forse ha mangiato pesante. Ce ne vuole, di fantasia, per immaginare Torino completamente sommersa dalle acque!". Poi, al secondo giro, l'ho guardato un po' meglio. Accidenti, quel disegno era proprio bello. Al giro successivo sarei stato disposto a impegnarmi in una RISSA con chiunque avesse avanzato la proposta di eliminare quel disegno. Ma per fortuna non c'è stato bisogno di arrivare a tanto: anche gli altri membri della giuria erano d'accordo con me, e così il disegno di Andrea si era classificato al primo posto.
Già, è stato così che ho visto per la prima volta un dipinto di Andrea. Dopodiché ho incontrato anche Andrea in carne ed ossa, e vi assicuro che si tratta di una persona che vale la pena di conoscere. Allora faceva il consulente informatico perché, sapete, anche gli artisti devono pur vivere. "Andrea" gli ho detto in tempi non sospetti "fare il consulente è una bella cosa, però non è quella la tua vera vocazione. Tu sei un artista!".
Ebbene, l'uscita di questo libro dimostra che se ne è convinto anche Andrea. E, credetemi, non è che l'inizio.

Giorgio Figus
Sceneggiatore


Capita a volte di avere un déjà-vu.
Quel giorno mi apprestavo a partire da Camogli, per raggiungere a piedi la piccola abbazia di San Fruttuoso situata a circa 3 ore di cammino in direzione di Portofino. Ero con un piccolo gruppo di amici, con i quali, di tanto in tanto, condividevo momenti di svago in mezzo alla natura.
Quel pomeriggio autunnale sembrava offrire tutte le condizioni per una gita ideale: la temperatura, la luce e perfino i profumi stavano creando quell'atmosfera in cui poco a poco, in maniera quasi inconscia si sprofonda. È un senso di benessere particolare, che apprezziamo solo dopo, quando é già svanito. E che da quel momento, ogni volta che torna, ci riporta a quella prima volta.

Dopo circa mezz'ora di cammino giungemmo in prossimità di un vecchio podere abbandonato. Il muro di cinta era in buona parte nascosto dalla vegetazione. Poco più avanti il portale d'ingresso, un cancello liberty ormai arrugginito e ornato da grovigli di rampicanti. E ancora oltre, il viale che portava alla villa, affiancato da un fossato che un tempo doveva essere una sorta di laghetto per le ninfee. Infine, giù in fondo, la villa a due piani, un piccolo sagrato sormontato da terrazzo, alte finestre circondate da raffinate decorazioni ormai decrepite, quà e là qualche merletto superstite ancora aggrappato al tetto.
Era lei!
Quella stessa casa, quello stesso portale li avevo già visti molte volte, ne ero certo.
Eppure fino ad allora erano rimasti reclusi nel mio immaginario.
Ora per la prima volta li avevo davanti agli occhi, non più come elaborazioni mentali ma in tutta la loro materica realtà. Non riuscivo a darmi pace, devo essere rimasto lunghi momenti immobile ad osservare ogni dettaglio, ogni inspiegabile corrispondenza. Poi una voce mi riportò alla realtà.
"Allora, che fai? Hai deciso di passare qui la notte?"
Ripresi la marcia insieme al gruppo ma per tutto il resto del tragitto non riuscii più a togliermi dalla testa quello che avevo visto, ormai confuso e mescolato con le visioni antecedenti.
Realtà e fantasia diventavano tutt'uno e non c'era più modo di separarle. Mai più.

Non penso di avere l'autorità per esprimere alcun giudizio sull'opera altrui, ma vedo nell'opera di Andrea Gatti il tentativo di coniugare i suoi luoghi immaginari con quelli reali. Se così fosse, sarebbe come rappresentare in un'unica illustrazione quello che deriva da una sensazione premonitoria e ciò che è immanente. L'attesa e il suo divenire.
In breve, l'elaborazione del déjà-vu. O almeno così mi piace pensare.

Paolo Mottura
Fumettista


Vado a un museo, a una mostra, a una esposizione temporanea o permanente, ed è sempre la stessa storia. Raggiungo il blu.
Non me ne intendo, di pittura e arti figurative in genere. A scuola, le ore di Educazione artistica alle medie e di Storia dell'arte al liceo erano una mera variazione di quelle di educazione fisica, ore che non facevano testo, in cui ci si riposava e, se proprio proprio si voleva studiare, si ripassava la materia dell'ora successiva. E fuori della scuola, prima delle arti figurative sono sempre venuti i libri, la danza, il cinema. Così continuo a guardare i quadri come li guardavo da bambina. No, non c'entrano nulla il fanciullino pascoliano e lo stupore e l'innocenza e lo sguardo limpido e spregiudicato. C'entrano l'ignoranza, e una certa perplessità di fronte alle modalità della fruizione di un quadro: in genere, pochi secondi o minuti in una sala spesso illuminata male, fra troppa gente e troppi commenti fuori luogo.
Per questo raggiungo il blu - il mio colore preferito, la tonalità di cui mi circondo nella vita. Blu le pareti della mia casa, blu molti dei vestiti che indosso, blu il mondo naturale e blu il mondo artificiale che mi respirano intorno e che mi sono - finché possibile - scelta.
Poi arriva Andrea Gatti, e il suo è un universo blu. Così platealmente, totalmente blu da calamitarmi subito, senza esitazioni. Ma non è solo blu, quell'universo. È marino e un po' apocalittico. È Torino mangiata dal mare, è la terra fagocitata dalle acque. Universo blu perché sommerso. E io ho paura dell'acqua. Il timor panico di un ecosistema in cui non posso vivere - e non mi si dica che prima di nascere ci sguazzavo, nel liquido, e che dunque è un elemento connaturato alla specie umana: le branchie le ho lasciate indietro troppo tempo fa per non avere l'impressione, le rare volte in cui mi immergo in mare, di essere un'ospite indesiderata, un corpo estraneo.
Mare blu. Blu e mare. Ciò che mi attira e ciò che mi respinge, ciò che mi culla e ciò che mi spaventa. Chissà. Magari, se superassi la mia ignoranza (non a caso) abissale in materia, la cultura saprebbe farmi superare le barriere - la paura dell'acqua, ma anche l'amore istintivo per il blu -, saprebbe farmi leggere le opere di Andrea Gatti... Se non altro, saprebbe farmi esprimere qualcosa di più compiuto che non: attrazione e paura, paura e attrazione.

Alessandra Montrucchio
Scrittrice


Andrea ha saputo cogliere l'anima del mondo sommerso per poi riprodurne le coinvolgenti atmosfere in disegni di grande suggestione. Affascinante, proprio perché vicina all'immaginario collettivo, l'idea di usare questa capacità per sprofondare negli abissi gli scenari che più conosciamo, in una visione tanto inquietante quanto magica.

Marco Patrito
Illustratore


Illustrando qualcosa completamente fuori dalle regole, senza una committenza, si smette di essere illustratori e si diventa autori a tutto tondo. Si tratta di una strada pericolosa in fondo alla quale ci siamo solo noi, nudi e crudi, perché quello che abbiamo realizzato non è più solo il frutto di un mestiere ma diventa qualcosa di dannatamente personale. A quel punto ci pervade il desiderio che la stessa emozione che abbiamo provato nel realizzare un'immagine, riesca a trasmettersi anche a qualcun'altro al di fuori di noi.
Dopo aver visto le magnifiche tavole di Andrea, in cui Torino con la sua regale architettura rimane esposta all'ammirazione della fauna marina, non si può non venire colti dal senso di profonda giustizia sociale che emanano, nonchè permeati dalla quiete e dal rispetto della grandezza primordiale che la natura suscita.
Andrea con le sue visioni sottomarine si è incamminato nell'incerta attività dell'autore o se si preferisce nella luminosa autostrada dell'arte. Sono sicuro che il successo nelle sue varie forme prima o poi arriverà a raggiungere le sue opere.

Athos Bomcompagni
Illustratore


Non conosco personalmente Andrea. Lo immagino con gli occhi grandi di chiriesce a rubare rapsodie d'immagini, arcobaleni e composizioni seduttive dove per altri imperversa la quotidianità. Lo penso con le mani esili da poeta, mani magre fatte di vetro, che si muovono delicate e sicure per articolare guizzi e fendenti, velature e colpi di maglio, per mettere nero su bianco, o meglio, acrilico su Bristol, tempera su Schoeller, la loro metodica follia nel costruire genomi riprogrammati per sostituire i mondi reali con i suoi, spirituali e perfetti. Lo immagino infine curvo su un tavolo a creare commozione a chi ha l'anima trafitta da un nuovo modo di comporre luci, da un nuovo modo di organizzare lo spettro solare nella suggestione del silenzio cosmico dei suoi mondi sommersi.

Corrado Mastantuono
Illustratore e fumettista


Ho conosciuto Andrea Gatti grazie ad internet, uno scambio di e-mail tra colleghi che mi ha fatto scoprire un mondo onirico ed inquietante.
Inutile soffermarsi sulla tecnica, ineccepibile, con cui Andrea realizza le sue immagini, bisogna solo farsi coinvolgere dalle atmosfere, dalla quantità debordante di blu che a volta vira al verde, dalle luci che creano profondità e dalle ombre che nascondono spazi sconosciuti.
Da illustratore vengo attratto dalla qualità, da uomo non posso non pensare che queste immagini potrebbero diventare realtà.

Mirco Tangherlini
Illustratore editoriale e artista digitale


L'azzurro del mare, nelle sue profondità, scandisce le composizioni di Andrea Gatti, dandoci un'immagine surreale di Torino, nei suoi scorcipiù tradizionali. Passione per la città e per il mare?
Anche Superga, con la cupola, galleggia nella distesa marina: è labasilica che lentamente s'inabissa o che, al contrario, emerge, vittoriosa?
Propendiamo e speriamo per la seconda ipotesi.

Renzo Rossotti
Scrittore e giornalista


I lavori di Andrea Gatti sono strepitosi. Trasmettono emozioni e atmosfera, secondo me non conta molto quale sia il mezzo o la tecnica utilizzata, tradizionale o digitale, l'importante è trasmettere qualcosa, e Andrea ci riesce in pieno e con un effetto particolarissimo. Io sono rimasta folgorata dalle sue illustrazioni.

Francesca Tesoriere
Illustratrice e pittrice


Non si dovrebbe mai iniziare con una notazione personale. Lo so. Eppure vi sono costretto, perché è stato questo aneddoto che mi ha permesso di entrare in contatto con un universo altrimenti sconosciuto. Mi trovavo in un locale torinese, un locale di quelli che fanno tendenza pur nell'immutabilità della loro presenza. Ai muri alcuni quadri. Predomina l'azzurro. Lo avverto, ma non ci faccio caso. Devo ammetterlo, non guardo mai ciò che compare sui muri dei locali. Mi infastidisce il connubio formato dal locale di più o meno giustificata tendenza (che cosa vorrà dire, poi? Bah!) e futuri talenti artistici torinesi. Soprattutto in una città in cui ormai chiunque, nelle zone franche dei locali di tendenza (non solo sulle pareti, ma anche fuori, nello spazio antistante, tra un mojito pestato fino a sublimazione della tritatura ghiacciata e una sigaretta fumata con fare indolente), è un creativo, giovane artista, videomaker di belle speranze, stimato dj o vulcanico copy che sia. In una contemporaneità in cui l'impiegato va a dormire presto perché la notte non gli compete e l'operaio è attitudine da rifuggire, quasi per rimostranza non guardo le opere esposte. Non mi va. Mi annoiano. Preferisco accanirmi sul boccale di birra. Eppure quella sera c'era qualcosa che non tornava. In nessun modo. Bevevo e mi sentivo osservato. Contemporaneamente mi sentivo rinfrescato, ben al di là di ciò che stavo bevendo. Sensazione strana. Perturbante. Alzo lo sguardo e l'incongruità della sensazione diventa maggiore. Inspiegabilmente. Che il mio fastidio nei confronti delle opere esposte abbia raggiunto vertici patologici? Mi alzo in piedi e l'azzurro mi avviluppa. Refrigerio e disagio. Li sento insieme e non so ancora perché. La Galleria Subalpina? Ma sembra il Titanic dopo essere diventato un disaster movie. 'L Caval'd Brôns? Ma quando festeggiavo gli scudetti della Juve non mi sembrava di avere la muta da palombaro. Superga? Ma la "dentera" non ha mai avuto le sembianze del Nautilus. Un'onda anomala sulla Mole? Che c'entri Greenaway? Una razza passa a fianco della Statua della Libertà? Una recrudescenza dell'11 settembre. Mi guardo in giro attonito, cerco tutte le opere esposte con sguardo maniacale. Le voglio. Forse perché più mi sento refrigerato e più mostro di essere travagliato. Mi accosto ad ogni parete come una mosca sfugge gli affanni estivi. Una luce si fa strada tra la compressione dovuta ad un'inaspettata immersione. È la mia città. Ma contemporaneamente non è. Leggo la firma in basso, tra l'azzurro sempre più opaco di un'acqua soffocante. È lui? È lui. Lo conosco come amico di amici. Ma è lui. Mi siedo ostentando serenità, osservato dalla mia compagna. "Defamiliarizzazione", le dico. "Defamiliarizzazione", fa lei, ticchettando ritmicamente sul tavolo. "È quando vedi una cosa che conosci bene sotto un altro aspetto". "Appunto". Appunto. È questo l'elemento che colpisce maggiormente di Andrea Gatti e che dona alle sue opere un fascino inspiegabile con le consuete tassonomie critiche, alle quali, non essendo dell'ambito, non faccio certamente riferimento: l'illusione di un ancoraggio ad una realtà che si pensa di conoscere e che invece mostra un aspetto inconsueto, spiazzante, straniante. Jacques Cousteau e Bertolt Brecht fotografati insieme per una versione hard del "National Geographic": l'arte è un pretesto per un gran pavese di sensazioni che sollecitano la frustrazione delle proprie domestiche certezze. Rinfrescante sgomento, muovendosi in un mondo sommerso. "Sunk World" è l'immediato titolo di questo ossimorico universo che funziona come un elastico di opposte percezioni. Non rappresenta tutta la creazione artistica di Andrea Gatti, ma è sicuramente la collezione più riconoscibile, così come un solo ben distinto accordo, tempo fa, evocava la chitarra di Mike Oldfield, o un composito movimento di macchina sull'opulenza di donne in perfetta salute distingueva l'inquadratura di Federico Fellini. Ma non è certo un mondo in salute quello sommerso con atteggiamento anche sadico – mi sia concesso – da Gatti, non è certo una Torino scintillante di olimpica sobrietà sabauda. È una Torino in via di estrema consunzione, in monumentale decomposizione, disposta ad una vita parallela, fuori dai consueti canoni, in cui le evidenze sono capovolte. Un universo nel quale, per l'appunto, si attua uno spiazzante ribaltamento a causa (in virtù?) del quale l'abituale centro della rappresentazione diventa sfondo, palcoscenico d'ambientazione, centro perfettamente identificato e dislocato al contempo, mentre la composizione si allaga di un'idrofilia malata, patologica, ineluttabile. Come se una cartolina degli anni Settanta fosse stata recuperata dopo un'alluvione. La reale protagonista, l'acqua. Non simbolo salvifico, rigenerante, palingenetico, ma emblema di una contraddizione insanabile in atto: ristoro e annichilimento, illusione e avvilimento, ascesa e caduta. Viluppo inestricabile di poli opposti che si attraggono inesorabilmente. Un mondo guardato da una prospettiva sconosciuta che vira fatalmente nell'incubo. Forse l'unico segreto è il farsi cullare nutrendo la segreta speranza di non svegliarsi in un bagno di sudore.

Giampiero Frasca
Docente, Scrittore, Critico Cinematografico


Madonna che angoscia!

Anonimo